Antisemitismo, un’indagine

By Redazione

ottobre 15, 2011 politica

Il 9 ottobre del 1982 un commando di palestinesi dell’Olp di Arafat sparava all’impazzata anche con lancia granate davanti alla Sinagoga di Roma, colpevolmente lasciata senza alcuna sorveglianza, uccidendo il piccolo Stefano Gay Tache’ che all’epoca aveva solo due anni. Era il culmine di una campagna di odio anti semita con il pretesto della guerra in Libano in cui anche lo stato di Israele era stato costretto a intervenire. Poche settimane prima il parlamento italiano si era macchiato della terribile colpa di fare parlare proprio Yasser Arafat in seduta plenaria, con tanto di pistola e cinturone. Solo Spadolini e Pannella non vollero stringergli la mano. L’allora capo dello stato Sandro Pertini invece la strinse e la comunità ebraica romana gli chiese cortesemente di non partecipare ai funerali del piccolo Tachè. L’attacco alla sinagoga era stato preceduto di pochi giorni da un macabro gesto compiuto da un gruppetto durante una manifestazione sindacale della Cgil: alcuni depositarono una piccola bara proprio davanti al Tempio Maggiore. Tempo alcuni giorni e l’auspicio si realizzo’.

Oggi, a diciannove anni di distanza da quel brutto periodo, e a  due anni dall’inizio dei propri lavori, il Comitato di Indagine Conoscitiva sull’Antisemitismo, presieduto dalla deputata del Pdl Fiamma Nirenstein, giornalista esperta di Medio Oriente oltre che cittadina israeliana, ha chiuso i propri lavori approvando all’unanimità un documento di 34 pagine che purtroppo mette in luce come l’Italia di oggi, in materia di pregiudizi anti ebraici e anti israeliani, non sia molto diversa da quella in cui morì il piccolo Stefano Gay Tachè. Sostituiamo alla prima guerra con il Libano la seconda, o l’operazione “Piombo fuso” a Gaza del gennaio 2009, e il prodotto non cambia.

Le indagini svolte dal comitato parlamentare mettono in luce la crescita verticale della piaga dell’antisemitismo, che nel 2009 ha raggiunto un picco senza precedenti dalla seconda guerra mondiale. Il documento descrive numerosi aspetti della questione esaminandoli da tutti i punti vista: si parte dal dato secondo il quale il 44% degli italiani dichiara di non provare simpatia per gli ebrei, per arrivare al nuovo dilagante fenomeno dell’antisemitismo online, che è probabilmente responsabile del fatto che il 22% dei giovani italiani abbia  un atteggiamento variamente ostile verso gli ebrei. Il documento riporta le conclusioni raggiunte sul nuovo antisemitismo che applica allo Stato di Israele “stereotipi antisemiti, pur fatto salvo il diritto di critica alle sue politiche”. Il rapporto esamina anche  il fenomeno del negazionismo e propone una serie di obiettivi sul piano culturale e legislativo per combattere attivamente quello che lo storico Robert Wistrich definisce “l’odio più antico”.

Il “caso italiano” è esaminato alla pagina 19 del rapporto e, sebbene ci siano stati dei grandi e significativi  cambiamenti dopo l’approvazione della legge Mancino che ha punito severamente ogni propaganda di odio razziale e religioso, specie durante le manifestazioni sportive, si focalizza sul fatto che il paese che nel 1938 si macchiò della vergogna delle leggi razziali ancora oggi sembra non avere preso nettamente coscienza di cosa sia stata in Europa nel secondo dopoguerra, per non parlare degli anni precedenti, la questione ebraica. Si comincia con l’elenco degli  atti vandalici: aggressioni più o meno gravi, violazioni di cimiteri ebraici, graffiti offensivi, messaggi e-mail a singoli o a istituzioni considerate rappresentative della comunità ebraica.

Si sono ripetuti eventi diversi come la reiterata pubblicazione online di una lista dei presunti 162 docenti universitari ebrei, definita “lobby”, accusati di “manipolare le menti degli studenti” e di controllare gli atenei italiani. Un’ulteriore pubblicazione ha recato anche l’elenco di magistrati ebrei (o ritenuti tali), una lista aggiornata di attività commerciali, ristoranti, macellerie, pasticcerie, i cui proprietari sono ebrei. Sempre in ambito accademico si sono registrate iniziative, come quella adottata nel marzo del 2010 nell’ambito di tre università italiane (Pisa, Roma La Sapienza e Bologna), cui hanno aderito singoli docenti, per una “Israeli Apartheid Week”, che aveva per tema “Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni”, con l’idea di promuovere contro Israele misure punitive come quelle che colpirono a suo tempo il Sudafrica dell’apartheid. L’iniziativa è stata oggetto del biasimo congiunto di un ordine del giorno accolto dal Governo e presentato in occasione dell’esame del disegno di legge di riforma dell’università. Il tutto impegnando il Governo ad assumere ogni iniziativa utile a scongiurare in futuro simili azioni contrarie al rispetto dei popoli e in particolare del popolo ebraico (ordine del giorno n. 9/3687-A/18, presentato dai deputati Fiano, Fassino, Tempestini, Veltroni, Franceschini, Nirenstein, Vaccaro, Ruben). Ma il dato forse più significativo dell’anti semitismo moderno, europeo e italiano, oltre all’uso di Israele come pretesto, è l’assoluta ignoranza di chi si professa anti semita rispetto all’oggetto del proprio odio tavolta cieco: solo il 15 per cento degli antisemiti motiva

questo atteggiamento sulla base della conoscenza di ebrei. Secondo la ricerca congiunta condotta da CDEC e ISPO, un vero e proprio censimento in materia di anti semitismo e dintorni,  un italiano su tre giudica gli ebrei “poco simpatici”, uno su quattro “non li considera italiani fino in fondo”. Circa il 10 per cento condivide affermazioni riconducibili al pregiudizio antiebraico più tradizionale, quello di natura religiosa; l’11 per cento condivide un pregiudizio “moderno»”, quello più xenofobo; il 12 per cento condivide un pregiudizio “contingente”, legato spesso al giudizio su Israele.  A tali cifre  va aggiunto un ulteriore 12 per cento animato da antiebraismo puro: si tratta degli intervistati che dichiarano il loro accordo a tutte le affermazioni antiebraiche contenute nel questionario. La presente situazione italiana evidenzia un incremento del pregiudizio antiebraico proveniente da ambienti di estrema sinistra, senza differenze di genere e in modo trasversale per età. Il tutto giustificato con ripetute analisi e argomenti che demonizzano e delegittimano lo Stato di Israele, definito “uno Stato che si fonda sull’apartheid nei confronti dei palestinesi”, nell’assunto di base per cui “le vittime di un tempo si sono trasformate in carnefici”. La conseguenza è che gli attentati nei confronti dei cittadini israeliani sono dipinte come legittime azioni di resistenza partigiana, e lo stesso dicasi per azioni armate  contro gli ebrei della diaspora, compresi quelli italiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *