Fifty-Three vs. Ninety-Nine

By Redazione

ottobre 13, 2011 Esteri

Una guerra di percentuali combattuta a colpi di post. Mentre la folla che in questi giorni si raduna a Wall Street conquista l’attenzione dei media internazionali, negli stessi Stati Uniti sta prendendo piede la controffensiva di chi non ci sta a finire nello slogan “We are the 99%”, la fetta della popolazione americana che stando ai manifestanti deve pagare gli effetti della crisi economica perché l’1% mantenga i propri privilegi.

Il campo di battaglia è la piattaforma tumblr. Da una parte gli indignati, dall’altra quelli che non chiedono commiserazione e tentano di far quadrare i conti, senza chiedere nulla in cambio: “We are the 53%”, la percentuale chiamata a pagare le imposte federali sul reddito, lasciando intendere che il rimanente 46% (53+46 = 99) non lo faccia. A idearlo Erick Erickson, collaboratore della CNN e autore del sito conservatore RedState.com. La tattica è molto semplice. Una foto, un primo piano sui volti coperti da un foglio dove i protagonisti raccontano le loro storie. C’è chi ricorda gli anni trascorsi nell’esercito per servire la patria, prima di cambiare vita inventandosi un lavoro. Chi racconta che durante gli anni del liceo cominciò a lavorare per mettere da parte i soldi in vista dell’università, riuscendo a saldare i debiti per proseguire gli studi. Altri al college nemmeno ci sono andati, decisi a entrare subito nel mondo del lavoro.

Arrivano poi i figli degli immigrati che ringraziano il sogno americano. Quelli che riassumono in poche righe i sacrifici per arrivare ad avere una casa, una macchina ed essere in regola con l’assistenza sanitaria: due se non tre lavori, i figli da far crescere e nessuna indignazione, ma solo la soddisfazione per esserci riusciti. Storie di riscatto sociale, di successi personali, di drammi superati. Vicende comuni che non hanno alcuna intenzione di essere mescolate al paternalismo di stato che ha formato una generazione incapace di distinguere i vizi dalle necessità.

Non è un caso che proprio dai blog conservatori ospitati da tumblr siano cominciate a circolare le foto dei dimostranti, facendo le pulci agli iPhone e ai marchi di vestiti e scarpe che questi si portano dietro nel corso delle manifestazioni. In poco più di due giorni l’esperimento è ha trovato spazio sulle pagine di alcuni quotidiani come il Washington Post o nelle rubriche on-line della rivista Forbes. Se n’è occupato pure l’Huffington Post. Il colpo è andato a segno.

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