Twitter opportunity

By Redazione

ottobre 12, 2011 politica

Credono si tratti di una questione di comunicazione: che basti esserci, nel 2.0, col profilo Facebook e l’account Twitter; che basti avere l’aggeggio à la page – l’iPad, l’iPhone – e simulare uno smanettamento disinvolto, per essere ‘connessi’ con quell’universo socio-antropologico-culturale chiamato web. Non è così. Per la maggior parte dei politici, il 2.0 rimane un mistero funzionale. Tutta quella liberalità, tutta quella promiscuità. Sconosciuti dai nomi strani che menzionano e hashtaggano e hastaggano e menzionano. E non si accontentano mica, costoro, del link all’ultimo press release. Quelli replicano, sollecitano, criticano, commentano. E se metti un Twit un po’ ipocrita, tipo quello postato lunedì dal Ministro Sacconi, “Non ci sono tensioni né fibrillazioni nel Pdl, il governo andrà avanti impegnato a sostenere la crescita”, beh quelli che ti credi, che te lo lasciano passare, così, impunemente?

Ormai epico, al riguardo, è il “Buongiorno” quotidianamente twittato da @angealfa, profilo ufficiale del Segretario del Pdl Angelino Alfano. Uno bravo a comunicare, con stampa e Tv. Uno così, volete non si renda conto della inadeguatezza dell’ormai codificato automatismo? Inadeguato, ridicolo: su quel “buongiorno” ci ride su tutto il web. E qualcuno deve averglielo fatto notare. Bandire un follower non si fa, a meno che, certo, si tratti di un troll, cioè di un molestatore professionale. Ecco, @angealfa l’ha fatto: ha preso l’abitudine di bloccare il contatto dei follower ‘interagenti’, tra i quali habituées del 2.0, persone che il 2.0 lo animano di mestiere.

Persone che cioè della propria social-reputation campano. Difficile credere che tra costoro possa esservi chi s’arrischia a compromettere la propria credibilità spammando improperi ad un personaggio pubblico o figurando sulla piazza come un ‘troll’. Una menzione critica, una hastaggata sarcastica: questo è il 2.0. I personaggi pubblici hanno già, dalla loro, la notorietà. Per loro è facile trovare amici o follower. Meno facile è mostrarsi all’altezza. Nel 2.0 se il twit (o il post su Fb) funziona, non importa chi ne sia l’autore, sarà viralizzato. Il bravo politico 2.0 non cassa, risponde: a sagacia, sagacia plus. Il 2.0 non si controlla ma si condiziona. La reputazione 2.0 è una funzione derivata dall’azione 2.0. La social community non è un canale di comunicazione, non una figura uni-lineare: è uno spazio pieno, un’articolazione pluri-dimensionale. Non si twitta roba tipo: “Ho pubblicato un nuovo post” – come da consuetudine di Deborah Serracchiani – ma si fa semmai come Matteo Renzi (o chi per lui) – che informa, commenta, risponde, menziona, segnala post sul suo blog.  Come in una piazza, appunto, dove non si comunica distribuendo volantini, ma rispondendo ai saluti, conversando, litigando anche… purché, appunto, non lo si faccia da soli.

Se l’aspirazione del personaggio pubblico è mantenere il controllo della propria popolarità sociale, beh cambi approccio. Pensi di stare – senza scorta – in una gigantesca agorà. Se uno mina alla tua reputazione, tu non lo smonti impedendogli di parlare ma confutando le sue argomentazioni, o ritorcendole contro di lui. Su Twitter, in particolare, sono le regole della retorica ad imperare, non quelle della propaganda, non quelle della demagogia. I social sono fatti di gente vera, e la gente vera in genere interagisce, non recepisce. Il quesito che si pongono i follower cassati da Alfano, ad esempio è se, sic stantibus rebus, alle primarie saranno ancora liberi di votarlo.

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