Zeru garantismi

By Redazione

ottobre 11, 2011 politica

Per gentile concessione dell’autrice, pubblichiamo l’intervento di Annalisa Chirico al Comitato Nazionale dei Radicali.

Desidero articolare il mio intervento attorno alla parola “degradazione”. Non mi riferisco ai costumi privati del premier, e neanche alla battuta diventata oggetto di un dibattito nazionale. Parto da un caso di attualità: Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Nella loro vicenda si racchiudono i punti centrali della nostra campagna per la Giustizia Giusta incarnata dalla figura di Enzo Tortora.

Innanzitutto, una sentenza di secondo grado ha ribaltato non tanto quella di primo grado, ma l’istruttoria stessa del procedimento. Le prove che dovevano essere schiaccianti si sono rivelate raffazzonate, deboli, inesistenti. Cosa che poteva essere stabilita già in primo grado. Per fortuna, cosa non consueta, il giudice d’appello si è assunto la responsabilità di bacchettare il pm.
In secondo luogo il caso Knox è il caso della carcerazione preventiva. 1450 giorni, quando Raffaele non avrebbe dovuto farsene neppure uno. Il caso Knox è il caso della spettacolarizzazione del processo, che mette in luce anche la degradazione del giornalismo, soprattutto di quello televisivo. E’ il caso del “fascismo popolare”, delle folle che vogliono fare giustizia, che è cosa diversa dall’ “avere giustizia”. Le folle che urlano “assassini, vendetta”, anche quando una sentenza ha assolto gli imputati. Il caso Knox è il caso dell’irresponsabilità dei magistrati. Chi pagherà le vittime, se la Cassazione confermerà il dispositivo della sentenza? Saremo noi a pagare, i contribuenti, perché i magistrati sono i veri intoccabili.
Il clima di imbarbarimento generale, che va al di là della cerchia di Di Pietro, infetta addirittura il Corriere della sera, che con un articolo in prima pagina a firma di Andrea Balzanetti si scandalizza perché il giudice ha detto una cosa ovvia, che la verità processuale può non coincidere con quella storica, con la verità dei fatti. “In dubio pro reo”, il brocardo che Vittorio Feltri ci ricordava su Il Giornale qualche giorno fa vorrà dire ancora qualcosa? Se non ci sono prove in grado di dimostrare la colpevolezza di un imputato al di là di ogni ragionevole dubbio, allora bisogna decidere a favore dell’imputato. Abc garantista.

La degradazione della civiltà giuridica è probabilmente il risultato del cortocircuito tra politica e giustizia in Italia. Uno squilibrio tra poteri, che è sotto gli occhi di tutti, e di cui Berlusconi è vittima e artefice. Artefice per le riforme mancate, le stesse che noi promuoviamo e su cui abbiamo anche vinto i referendum Tortora traditi dai partiti. Vogliamo parlare dello spauracchio dell’obbligatorietà dell’azione penale? 100mila intercettazioni quelle su Berlusconi, e non c’è una procura una in questo Paese che abbia aperto un fascicolo per il reato di pubblicazione illegale delle conversazioni rubate. E poi lo spettacolo penoso del rimpallo tra procure per l’inchiesta che coinvolge il premier. Di un paio di giorni fa la notizia che la Camera penale di Bari ha denunciato al Procuratore generale della Cassazione e al Ministro della Giustizia un atto, che va diffondendosi nelle procure. L’atto, con cui viene sollevato dal segreto professionale l’avvocato della difesa per sentirlo come testimone, dovrebbe essere firmato dal giudice, che è parte terza nel processo. All’avvocato di Tarantini accade invece che l’atto lo firmino i pm di Napoli, tra cui c’è anche Woodcock, l’amico di De Magistris, anche lui noto per una bella lista di inchieste che si sono concluse con non luogo a procedere.

Per concludere, seguendo il filo rosso della degradazione, ci sono i processi che dai tribunali si sono spostati nelle piazze e nelle aule parlamentari. Dietro l’ipocrisia del fumus persecutionis si nascondono gli accordi tra partiti, il mercimonio della libertà personale di cui viene privato questo o quel parlamentare. Così Alfonso Papa è in carcere dal 15 luglio e neanche ci ricordiamo più perché. Milanese invece è a piede libero perché così ha voluto la Lega. E’ la demagogia del “parlamento pulito”, per depurare tocca epurare. Il Raphael in agguato. Così il non voto radicale sulla sfiducia al Ministro Romano non è soltanto la risposta al sabotaggio della nostra proposta di amnistia, ma è anche un voto di merito. Ci sarebbero mille motivi politici per sfiduciare Romano, il terzo ministro in ordine di tempo di un governo, che non ha nessuna strategia di governo di un settore dove 40mila aziende chiudono i battenti ogni anno e il dossier OGM rimane chiuso nel cassetto. Non mi rassegno invece all’idea che un ministro debba essere sfiduciato perché “in odore di mafia”, perché su di lui pendono accuse e sospetti, anche se non c’è nessuna condanna, nessuna sentenza. Siamo tutti presunti colpevoli. E deve far riflettere che il Guardian, giornale notoriamente non tenero col premier, dopo il caso Knox abbia detto: “Beh, sì, sulla giustizia Berlusconi in effetti ha ragione”.

Un cenno finale al libro di Caprotti, presidente di Esselunga, che aveva raccontato le insidie Coop in regioni come l’Emilia romagna o la Toscana. Bene, un tribunale, quello di Milano, non solo ha condannato Caprotti per concorrenza sleale, ha fatto di più. Ha ordinato di ritirare il libro “Falce e Carrello” dagli scaffali delle librerie. Una sorta di falò giudiziario.

Certo che, se il centrodestra non ha fatto la riforma della giustizia, sono scettica che possa farla il PD. Il partito mai nato. L’incarnazione terrena del compromesso storico tra post comunisti e post democristiani, che si guardano in cagnesco tra loro. Ha detto bene Mario Sechi: ogni volta che ci sarebbe da dar prova di un’evoluzione in senso riformatore, ecco che le lancette paiono sempre ferme al ’92. La pratica reiterata di sabotaggio delle nostre proposte (il ddl svuota carceri in combutta con Lega e Idv, il trattato sulla Libia, l’esenzione ICI per il Vaticano). Il Nuovo Ulivo non ho ben capito che sia, ma probabilmente sarà il nuovo inganno. Quel che vedo è un Bersani sempre più stretto tra Di Pietro e Vendola: deve competere col primo sul versante della giustizia e col secondo su quello economico. Si parlava ieri delle ricette BCE, che sono poi le nostre proposte (privatizzazioni, liberalizzazioni, flessibilità nel mercato del lavoro). Stamattina Marco Taradash nella rassegna diceva proprio che la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro il centrodestra le prende in considerazione per poi accantonarle, mentre il centrosinistra neppure le prende in considerazione. Io ho difficoltà a immaginare Vendola che sponsorizza la privatizzazione delle Poste, delle Ferrovie o della RAI o la vendita dei palazzi dello stato. Sulla RAI poi sappiamo che la Lei si è aumentata lo stipendio e sul Financial Times la RAI pubblica un annuncio rivolto alle catene alberghiere di Londra per ospitare 170 inviati per le Olimpiadi. Spese stimate per un totale di 1 milione e duecentomila euro.

Sulla Confindustria, di cui pure si è parlato, lasciatemi dire che l’unico punto della manovra (una manovra tutta di tasse), che contenesse un barlume di liberalizzazione, è stato boicottato dalla Confindustria. L’articolo 8, che introduce la possibilità per i contratti aziendali di derogare alle norme nazionali (incluso lo statuto dei lavoratori), è stato affossato grazie all’inciucio di Marcegaglia con i sindacati. Perché poi quando manca una guida politica forte e solida, le corporazioni diventano più vocianti.

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