Le primarie con un tweett

By Redazione

ottobre 11, 2011 politica

Il mio premier? Non è Berlusconi. Il leader Pdl esce sconfitto dalle “twit-primarie“, lanciate ieri sul social network: gli italiani, o almeno quelli online, sono stufi del loro premier. A suon di cinguettii da 140 caratteri, prendono corpo le prime primarie online, a quanto sembra finora ben più fortunate di quelle che il Pdl tenta di organizzare senza grande successo, e pure di quelle del Pd che nel tempo hanno avuto grandi problemi, vedi il caso Napoli. “Chi si candida come Premier? Facciamo le #twitprimarie e eleggiamo un candidato. Su, non vergognatevi. Hashtag #ilmiopremier” ha scritto ieri mattina su Twitter un utente, tale Insopportabile, e in poco tempo l’argomento è diventato trending tra gli iscritti, tanto che ancora adesso si viaggia al ritmo di diversi messaggi al minuto. Segno che l’Italia è stanca, che di barzellette ne ha piene le tasche, che è stufa di vergognarsi delle escort ingaggiate dai politici ed è preoccupata dalla crisi economica. Segno anche che di questo cambiamento inizia a voler essere protagonista, dire la sua, influenzare, magari, decisioni e candidature, senza rimanere a guardare alla finestra per poi dover scegliere il “meno peggio” nel segreto dell’urna. Manifestazioni, indignados e il caso Spider Truman lo lasciavano intendere, anche con maggior forza.

Ma le #twitprimarie sono un fenomeno che non va assolutamente sottovalutato e che la politica, in primis i diretti interessati, dovrebbero studiare con grande attenzione. Perché lì, al di fuori delle campionature e delle pretese scientifiche dei sondaggi, c’è l’Italia vera che dice spontaneamente la sua. C’è chi, pensando che chi fa da sé fa per tre, si candida come premier e scrive “Se divento #ilmiopremier  trasformo il parlamento in un consiglio di discussione e le decisioni le rimando al popolo con votazioni in rete”, oppure “la prima cosa che farei è tassare la prostituzione”.

Twit per lo più goliardici, a cui si accompagnano quelli dei tanti che non citano direttamente Berlusconi ma parlano di lui quando dicono che #ilmiopremier “fa gli interessi dei cittadini, non i suoi”, “non ha conflitti di interessi”, “non dovrebbe rendersi ricattabile, non dovrebbe renderci ridicoli davanti al mondo, ma dovrebbe risollevare il nostro paese”. Passando dalle polemiche alle proposte, molti disegnano il profilo del premier ideale; tanti altri mantengono i piedi per terra e scelgono nel panorama politico attuale: va forte Pierferdinando Casini, seguito da Matteo Renzi e Nichi Vendola, più una manciata di voti per il rottamatore Giuseppe Civati, il presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra e altri, tra cui Andrea Sarubbi che tra gli utenti twitter è apprezzatissimo per le sue “dirette” da Montecitorio. Dunque i nomi che vengono fuori dalla consultazione online sono alcuni di quelli che ambiscono a Palazzo Chigi anche nella realtà. Ma il Pdl deve stare ben attento: Berlusconi e Alfano, non li twitta nessuno.

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