I Novantaquattristi del Pdl

By Redazione

ottobre 11, 2011 politica

Mentre tutti si affrettano ad accreditarsi come frondisti o malpancisti di questa o quella corrente e mentre le cene romane fanno il pieno di peones pronti ad inscenare “Idi di Marzo” fuori stagione alle spalle di Re Silvio, loro si definiscono semplicemente “ultralealisti”. Forzisti della prima ora, vicini a un totem della rivoluzione liberale come Antonio Martino e, particolare non irrilevante, toscani estranei al rito verdiniano: Deborah Bergamini,  Alessio Bonciani e Paolo Amato sono solo tre esponenti della pattuglia parlamentare che chiede a Silvio Berlusconi un cambio di rotta nel solco di quel che fu il sogno tratteggiato dal Cavaliere nel 1994.

Per settimane molti attenti osservatori dei movimenti di Palazzo Madama e di Montecitorio li avevano inseriti nella lunga lista di uomini e donne pronti a indicare il pollice verso in caso di nuova richiesta di fiducia da parte dell’attuale esecutivo. Lunedì, a sorpresa, la mossa dei tre. “Abbiamo rotto gli argini prima degli altri – spiega Deborah Bergamini-  Già nel settembre del 2009, al coordinamento regionale di Viareggio, presentammo un documento molto critico per denunciare la gestione oligarchica del partito. Nella primavera dell’anno dopo, abbiamo confermato tutta la nostra preoccupazione. Oggi, però le cose sono cambiate, c’è un nuovo segretario, Angelino Alfano e sta facendo un buon lavoro. Ha tutto il mio appoggio. Vedo che il partito si sta dando una serie di regole, per essere più aperto alle istanze del territorio, adesso vediamo che stagione si apre.”

Secondo la Bergamini “ora tutti i nodi stanno arrivando al pettine, ma non è certo un fatto negativo che si discuta, anche animatamente, al nostro interno.” Poi l’accelerazione: “Berlusconi non si tocca: chi suggerisce in questa fase al nostro presidente di fare un passo indietro non ha capito il senso di tutto il suo percorso, dal ’94 ad oggi. Chi chiede che lasci, pecca di ipocrisia, non possiamo consegnare il paese ai quei poteri forti da cui Berlusconi ci ha salvato ben 17 anni. Andiamo avanti con lui, ma il partito deve velocemente darsi un aspetto aperto e strutturato per sigillare il territorio con i vertici.”

Tutti con Alfano, quindi, anche se il segnale vero è un altro. Puntellare la posizione del delfino designato da Berlusconi ha soprattutto il compito di rintuzzare il tentativo di Denis Verdini di riprendersi il partito e le leve del comando a Via dell’Umiltà. Lo sa bene Bonciani, ex coordinatore fiorentino, silurato un anno fa dopo uno scontro con gli allora vertici del Pdl e sostituito in quattro e quattr’otto con Gabriele Toccafondi. “Un passo indietro di Berlusconi – spiega – non è condizione necessaria in questo momento. Certo, il Cavaliere deve riprendere in mano il boccino e dare lui le carte. Mi pare che abbia cominciato a farlo investendo Alfano, che è la nostra grande scommessa. Ora -avverte Bonciani – non possiamo più aspettare, servono segnali concreti di cambiamento e non li vedo certo con una abdicazione del Cavaliere.”

Nel mentre, si moltiplicano le voci di contatti e abboccamenti con scajoliani e malpancisti vicini a Pisanu. Loro garantiscono di giocare una partita diversa: non vogliono un Pdl senza Berlusconi ma chiedono al Cav di tornare ad essere quello del 1994; magari partendo proprio dal prossimo decreto sviluppo. Voi, intanto, non chiamateli frondisti.

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