Segretario cuscinetto

By Redazione

ottobre 10, 2011 politica

In molti lo strattonano, c’è chi lo tira per la giacca e gli telefona, mentre i più cauti aspettano un segnale, anche da Twitter. Angelino Alfano è il direttore d’orchestra chiamato a raddrizzare voci e suoni di una band stonata in piena esibizione sul Titanic. Il momento è dei peggiori, il naufragio dietro l’angolo: “la fine dell’Impero è vicina”, ripetono sul Fatto Quotidiano, mentre nella maggioranza c’è un’aria inquieta, a metà tra il rinnovamento e la congiura.

In questo marasma il segretario azzurro predica la calma, invita passeggeri e orchestranti a non abbandonare la nave e, soprattutto, a non defenestrare il comandante Berlusconi perché “accantonare il premier è una condizione impraticabile e ingiusta”. Eppure, oltre alle opposizioni, sono in tanti a chiederne la testa.

C’è Scajola che conta le truppe parlamentari, Pisanu che raccoglie adesioni e Formigoni che invece gioca a carte scoperte chiedendo una rivoluzione a suon di primarie, meritocrazia e riforme. Senza dimenticarsi di riaffermare con forza, l’ultima volta domenica su Repubblica, che “Berlusconi non sarà il nostro candidato nel 2013”. Con lui, scuotono la testa altri amministratori “illuminati” come Alemanno e la Polverini.

Peccato che la road map di Angelino non preveda avanguardie nè ribaltoni. Al contrario, i suoi sono passi felpati, lunghi e ben distesi, quelli di chi capeggia il movimento dei pretoriani e fa scudo sul premier senza cedere di un centimetro. Alfano deve dividersi tra il mantenimento dello status quo (con annesse ricuciture degli strappi) e qualche pillola di rinnovamento per il partito come l’annuncio dei congressi comunali e provinciali. La progettazione a lungo termine, leggasi costituente dei moderati e riavvicinamento con l’Udc, è ancora (e chissà per quanto) in fase beta.

Sono in tanti a voler uccidere il padre, ma il segretario ha le idee ben chiare e non vuole forzare il corso naturale degli eventi. Consapevole dello sponsor che lo ha spinto a coordinare il Pdl, opta per una transizione lenta e morbida che possa condurre ad un superamento indolore del berlusconismo. L’obiettivo, in un futuro “lontano”, è congedare il Cav riconoscendogli tutti i meriti e gli onori politici del caso per poi aprire una stagione nuova. Quale, non è dato saperlo.

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