La destra che batte la destra

By Redazione

ottobre 10, 2011 Esteri

Donald Tusk, premier uscente polacco e leader del partito di maggioranza relativa, il liberalconservatore Piattaforma Civica, ha vinto le elezioni generali che si sono tenute proprio oggi in Polonia: il suo partito, il PO, ha infatti ottenuto il 39,6% dei voti, superando così il suo principale antagonista, il partito della destra nazionalista Diritto e giustizia (PiS), guidato da Jaroslaw Kaczynski, che si è fermato al 30,1%. Gli altri partiti hanno fatto solo da comparsa, con gli Agrari all’8,2%, l’Alleanza di Sinistra ferma al 7,7% e il boom dei nuovi radicali di Palikota al 10,1%.

Un particolare e insolito (per noi, non certo per i polacchi) derby tra due tipi di destre, quella moderata, liberale ed europeista dell’uscente Tusk e quella ultraconservatrice e tuttofobica dell’ex premier Kaczynski, che si è conclusa con un’affermazione netta della prima. L’esito della competizione è però rimasto in dubbio fino all’ultimo momento, visto che tutti i sondaggi pubblicati in queste ultime settimane di campagna elettorale registravano una rimonta incredibile del PiS ai danni di PO. Incredibile, proprio perché Tusk in questi 5 anni ha fatto della Polonia un grande Paese, con una crescita a ritmi straordinari, un notevole aumento del Pil e un fortissimo guadagno di fiducia e credito presso gli organi comunitari. Basti pensare all’elezione di Jerzy Buzek alla Presidenza dell’Europarlamento. Eppure, nell’ultimo periodo gli effetti della nuova crisi globale hanno messo a dura prova l’economia polacca (e questo potrebbe anche essere uno dei motivi della messa a rischio della riconferma del governo uscente). Tusk, però, ribadendo l’aggancio delle sue politiche a quelle dell’Europa, è stato in grado di gestirne alla grande i contraccolpi e a varare un piano di importanti riforme economiche e sociali, che comprendevano la riduzione dei tassi di interesse nei settori chiave, diverse sospensioni fiscali, l’incremento della flessibilità del lavoro, la promozione del lavoro part-time, gli aiuti a determinati settori industriali, e – ovviamente – il sostegno agli investimenti Ue.

In sostanza, un piano molto simile a quello che da tempo viene indicato dalla BCE al nostro governo e che, ahinoi, è stato puntualmente disatteso. Con i risultati che sono poi sotto gli occhi di tutti: la Polonia, pur tra  mille difficoltà, cresce e si è consolidata come l’economia più vivace a attiva dell’Europa dell’Est; l’Italia, invece, beh, non c’è bisogno di ripetere cose già sentite. Ed ecco perché, in un momento in cui si discute del futuro del centrodestra italiano, l’esempio che ci viene dalla Polonia merita di essere approfondito per bene e – ci auguriamo noi – anche ripreso e messo in pratica. La situazione polacca, del resto, è paradigmatica: come dicevamo, la sfida era tutta interna a due diversi tipi e idee di Destra.

Ora, se ce lo permettete, proveremo a traslare questo quadro all’interno dei nostri confini nazionali: il PiS, con le sue politiche sociali xenofobe, omofobe e ultraconservatrici e con quelle economiche autarchiche e simil-socialiste, fatte le ovvie e debite proporzioni, ricorda in larga parte il nostro centrodestra, stretto nell’asse Lega-Pdl, che è sempre pronto a prendersela contro i grandi imprenditori, a nicchiare sulle linee guida della BCE o di Confindustria, a definire frondisti i liberali o i popolari e a discutere (da oltre 17 anni) di liberalizzazioni e privatizzazioni, salvo poi fare peggio di Visco al momento di scrivere la manovra finanziaria.

Il PO, invece, per tutti i motivi che abbiamo riportato su, potrebbe rappresentare l’evoluzione migliore del nuovo centrodestra liberale, liberista, moderato e fortemente ancorato al PPE, che molti sognano e che è radicalmente diverso da quello raffazzonato e grottesco che abbiamo in questo momento. E che, come dimostra la vicenda di Tusk, oltre ad essere un’ottima risposta alla crisi economica, risulta saper essere anche largamente vincente (è la prima volta, infatti, che un premier uscente in Polonia viene riconfermato).

Adesso, per il giovane e biondissimo leader polacco si apre la fase più difficile, quella delle alleanze: la via più semplice pare essere la riconferma dell’alleanza con gli Agrari, mentre sembra essere tramontata sia l’innovativo rapporto con la Sinistra democratica (uscita ancora una volta fortemente ridimensionata), sia la ricomposizione con i radicali anticlericali di Palikota, nati proprio da una scissione all’interno di Piattaforma Civica. A Tusk, che abbiamo sempre seguito e sostenuto, vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro. Ai “leader” del nostro centrodestra (inteso come area culturale, non meramente partitica) l’invito a importare nel nostro Paese dei sani modelli di politica conservatrice: nell’attesa, magari, di poter diventare noi un esempio per il resto del mondo.

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