Adieu, Madame la Presidente

By Redazione

ottobre 10, 2011 Esteri

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo “La chute de la maison Royal”, “La caduta della casa Royal” (intraducibile ma intuibile il gioco di parole dell’originale), pubblicato ieri a firma di Nicolas Barotte e Francois-Xavier Bourmaud su Le Figaro.
Il misero risultato di Ségolène Royal in una partita che quattro anni fa l’aveva vista assoluta protagonista è uno dei dati più interessanti del primo turno delle primarie con le quali il Partito socialista francese designerà lo sfidante di Sarkozy. Il 7% conseguito da Royal la colloca non solo dietro a Francois Hollande (39%) e Martine Aubry (30%), che si affronteranno nel secondo turno, ma anche dietro al candidato della gauche interna, Arnaud Montebourg, collocatosi oltre il 15%.

LA CADUTA DELLA CASA “ROYAL”
di Nicolas Barotte e Francois-Xavier Bourmaud

Fine di una storia. La promessa del 2007 non sarà mantenuta. Quella di  quando, sul tetto di rue Solferino, la sera della sua sconfitta contro Nicolas Sarkozy, aveva assicurato che ci sarebbero state “altre vittorie”. Segolene Royal non sarà candidata di nuovo alle presidenziali. Peggio: non solo arriva dopo Arnaud Montebourg, ma con uno stacco di più di 7 punti percentuali, secondo le stime che dava Solferino alle 21. Realizza un punteggio che non le permetterà di essere influente al ballottaggio. Insomma, Segolene Royal è stata sbaragliata.

La caduta è pesante per una che aveva ottenuto 17 milioni di voti al secondo turno delle presidenziali nel 2007. Malgrado i suoi sforzi e una campagna intensiva sul territorio, non è mai riuscita a convincere di essere cambiata. Ha illuso solo per un momento, interessandosi ai sondaggi e al “piccolo mondo politico-mediatico”. Subito dopo la serata passata in via Solferino, dove arrivavano i risultati, la presidentessa di Poitou-Charentes è dovuta andare a ritrovare i suoi partigiani a qualche passo da lì, a la Maison des polytechniciens. La tristezza era visibile negli occhi delle sue truppe. “Le idee di Ségolène Royal hanno già vinto. È lei che ha introdotto le primarie”, tentava di consolarsi Jean-Louis Bianco.

E adesso cosa faranno gli elettori di Ségolène Royal? Di fondo, la Presidente di Poitou-Charentes sembra più vicina a Martine Aubry, che sostiene nel proprio programma l’impossibilità di accumulare più mandati consecutivi e un’uscita progressiva dal nucleare. Ma i “royalistes” accetteranno di appoggiare colei che aveva sottratto, al congresso di Reims, la vittoria alla candidata del 2007 durante un’elezione contestatissima? Anche perché, per stare a sentire pareri dell’opinione pubblica nelle scorse settimane, per Aubry le previsioni di voto non erano che leggermente migliori.

È una delusione per Ségolène Royal. Ci aveva creduto fino alla fine, tanto da far vacillare le convinzioni degli osservatori. Durante la campagna, il suo compagno di un tempo Francois Hollande, uno dei più grandi esperti della vita del partito socialista, confidava nella sua sicurezza: “Lei crede veramente di avere una chance.” Attorno a sé, Ségolène Royal poteva anche contare sull’appoggio dei suoi due consiglieri ombra più fedeli: Françoise Degois e Sophie Bouchet-Petersen. Una le conferiva fiducia e fiuto politico, l’altra le sue idee creative. Ma in alcuni momenti di cautela, ponevano tuttavia a Royal l’interrogativo: gli elettori avranno voglia di replicare “il film del 2007”? Hanno avuto la loro risposta.

Con regolarità, i sondaggi non le hanno mai dato alcuna chance. Agli occhi dell’opinione pubblica, l’ex candidata del 2007 soffriva di un handicap sostanziale: non è mai sembrata in grado di fronteggiare Nicolas Sarkozy. Peggio, in alcune previsioni, sarebbe stata superata al primo turno dalla candidata dell’estrema destra, Marine Le Pen. Durante tutta la sua campagna, Ségolène Royal non ha mai smesso di subire il peso dei sondaggi.

Tra il 2007 e il 2011, Ségolène Royal era tuttavia cambiata. Tutti i suoi rivali ne convenivano: si era preparata molto meglio di quattro anni prima. Ma senza dubbio non è stata compresa meglio dagli elettori, al di là delle sue irriducibili supporters.

Traduzione a cura di Martina D’Onofrio

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