Web 0.0

By Redazione

ottobre 9, 2011 politica

C’era una volta un camioncino, un megafono, un gruppo elettrogeno. Poi c’erano le bandiere, le sigarette a mezza bocca, i battimani, i brontolamenti. Alla fine si andava al bar, su un lato della piazza dove stazionava quel camioncino, un camparino e qualche nocciolina, magari con il tipo che fino a un minuto prima si era sgolato dietro al megafono.
Poi è arrivato il computer, poi il web, poi ancora un sistema di telecomunicazioni a la carte che stanno cambiando profondamente il modo di scambiarsi informazioni.

Se si accetta per semplificazione la dicotomia destra-sinistra come descrizione dell’arco politico-informatico del nostro Paese, ci si accorge che mentre la galassia che ruota intorno al mondo delle opposizioni sta, con qualche fatica, cogliendo la specificità di un nuovo modo di veicolare contenuti e di apprenderli, la stessa cosa non si può dire per chi oggi sta al governo.

Era molto atteso – dagli addetti al settore – il lancio del nuovo portale Forza Silvio, descritto come “il network ufficiale di Silvio Berlusconi”. Un mastodontico flop, non tanto per il volume di contatti e di iscrizioni che ha catalizzato e che riuscirà ad attrarre (non li conosciamo), ma per la struttura con cui è stato concepito. Un portale chiuso, privo di contenuti in homepage, fatto salvo un complicato form di registrazione. Più che un network, un fortino. Superando lo scoglio – che non scoraggerà solo antipatizzanti, ma anche i semplici utenti la cui soglia di curiosità verrà frustrata dalla complicata operazione di accesso, una serie di contenuti pronti ad un uso che si limita a impacchettamento e invio. Alla voce social network, per dire, non i link alle utenze Facebook o Twitter, ma un form in cui si può “selezionare una piattaforma per mandare questo messaggio ai tuoi contatti”. Il messaggio predefinito recita: “Ti segnalo www.forzasilvio.it. Ciao” (sic!).

Potremmo andare avanti, con una serie di esempi che condurrebbero tutti nella stessa direzione. Forza Silvio dà la sensazione che qualcuno si sia ingegnato a prendere il camioncino, l’oratore, i volantini da infilare nelle buche delle lettere, la sicozel e le scope, e abbia provato a infilarli in un laptop. Non riuscendo a capire che la viralità del social-networking, (la diffusione di conoscenza, il linguaggio, la comprensione degli schemi di collegamento basilari ai quali il cervello si adatta alle prese con la fruizione del web 2.0) poco c’entrano con schede fitte di contenuti unidirezionali da “far conoscere ai tuoi amici”.

Sono più vicini al cuore del problema i Bersani dagli oltre 40mila follower su twitter, i Pisapia che, privi di un’alfabetizzazione nel settore, si sono circondati di uno staff che li ha portati ad essere eletti personalità dell’anno del web, i Santoro che scommettono sul social marketing che non si sà quanti quattrini frutterà, ma ha portato su facebook oltre 20mila simpatizzanti in una manciata d’ore. Diecimila dei quali, secondo Sandro Ruotolo, avrebbero versato la quota richiesta di 10 euro. Tutte modalità di interazione che valorizzano l’utenza, rendendola proattiva, lasciandole la libertà di scegliere cosa, come e quando commentare, la possibilità di rubare con l’occhio un’informazione interessante che viaggia sul proprio wall e di condividerla. Per convinzione personale, ma soprattutto per il gusto di partire da un contenuto per poter parlare di sé con l’universo relazionale che si instaura in rete. Cose lontane da avventure alla Forza Silvio, che vorrebbero sostituire il bandone e il manifesto incollato con l’inoltro di mail e l’affissione di papielli digitali.

Una macchinosità che si avverte anche nella risposta alla simpatica intemerata dell’indirizzo www.forzagnocca.it, che per una buona decina di ore due buontemponi avevano collegato al sito ufficiale del Pdl. I primi hanno comunicato un contenuto (fraintendibile, frainteso, frammentario, estemporaneo, e potremmo continuare, ma pur sempre un contenuto) attraverso la comprensione e l’utilizzo del mezzo utilizzato. Il responsabile web del Pdl ha risposto dopo ore con un comunicato testuale sul proprio sito, probabilmente la trascrizione di un lancio d’agenzia, nel quale, parlando di sé in terza persona, affibbiava ai due autori l’etichetta di “apocalittici avversari”. Quale il messaggio più ficcante ed efficace, lasciamo a voi dirlo. (il caso Nomfup, da questo punto di vista, fa scuola).

Al di là del contenuto, quel che è sbagliato è probabilmente, l’approccio al mezzo. Dato questo assunto, forse non sono casuali i 244 follower dell’account twitter del Pdl. Più o meno la metà di quanti seguono i cinguettii di quella piccola rivista del web che state leggendo.

Nota per il lettore: Le riflessioni di questo articolo sono tutt’altro che esaustive. Potete proporci le vostre, a scopo di pubblicazione e non. Come? Tramite facebook o twitter, naturalmente.

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