Job(s) victims

By Redazione

ottobre 9, 2011 Cultura

E’ morto Steve Jobs. Viva Steve Jobs. Chi vive la realtà dei social network si è accorto della beatificazione di massa che l’ex numero 1 della Apple ha avuto da parte di persone delle fasce d’età più diverse: è morto il profeta, è morto quello che si è inventato il pc da cui molti stanno scrivendo o leggendo, quello che ha creato quella scatoletta da cui molti di voi sentono la musica o telefonano. Se n’è andato un pezzo di stile, non solo un uomo: questo è chiaro. Se n’è andata la prima popstar che non creava musica ma creava il modo di sentirsela appresso, in metropolitana o sdraiati sul letto. E’ tutto molto bello e molto triste contemporaneamente, ci siamo. Ma in realtà chi stiamo mitizzando?

Un imprenditore, geniale nel suo campo, ma che ha anche voluto imporre uno stile non proprio per tutti, quindi in qualche modo un elitario: bello l’iPad, peccato che costi il doppio di tablet altrettanto funzionali. Bello l’iPod, peccato costi anche il triplo di altri lettori mp3 che fanno per bene il loro lavoro. Bello l’iPhone, ma secondo voi spendere (alla sua uscita) 700 euro per un cellulare con internet vi sembra normale? Jobs ha venduto status più che tecnologia, ha facilitato da un lato le relazioni sociali ma ha anche contribuito a confinarle dentro a dei pezzi di plastica. Ha creato posti di lavoro ma fatto rimanere fuori chi non se lo può permettere. Ha creato prodotti che fanno gola alla gente, file ai suoi negozi la notte. Tutto per avere l’ultimo prodotto. Siamo pazzi? Semplicemente sì. Stiamo mitizzando un normale imprenditore in fondo. Allora perché non c’è stata tutta questa agitazione mediatica quando è morto Agnelli? La Fiat non ha cambiato l’esistenza degli italiani? Vogliamo mettere le 500 dei nostri padri con l’iPad dei nostri cugini? Avremmo potuto piangere con la stessa forza Morita e Ibuku, quelli che commercializzarono il Walkman per Sony. Ma Jobs ha saputo vendersi, rendendosi anch’egli un prodotto: il profeta vende il futuro. In questo modo ha confermato che stiamo parlando “solo” di un bravo imprenditore e di un geniale inventore.

Senza paura, certamente, ma con qualche macchia di colore nero, come quelle lasciate sui corpi di chi, ogni giorno, viene sfruttato e muore per lavorare ed estrarre il Coltan, in Congo come in Nigeria o in Mozambico. Lo stesso materiale che usa la Sony per le sue Playstation o i fabbricanti di computer per costruire quei trabiccoli su cui installare Windows e far felice Bill Gates. C’è chi si sporca col Coltan e chi ne compra i derivati. Jobs in questo è stato uguale a tutti. Jobs nel suo essere imprenditore è stato uguale agli altri. Voleva rivoluzionare, ma ha inventato solamente un copyright diverso. E sicuramente chi vive in modo precario potrà seguire il suo motto: “Siate affamati, siate folli”. E’ facile che ciò accada con 500 euro al mese quando va bene. E’ difficile però riuscire a comprarsi qualcosa che è uscito dalle sue fabbriche con quei 500 euro al mese. Sempre che non si decida di essere un po’ foolish, rimanendo hungry per settimane con un solo obiettivo: potersi comprare l’ultimo iPhone.

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