Ma chi è Tomas Tranströmer?

By Redazione

ottobre 8, 2011 Cultura

Giovedì 6 ottobre è stato assegnato il premio Nobel della Letteratura.  A Tomas Tranströmer. Tanto di cappello a chi non ha dovuto domandarsi chi fosse.

Diciamoci la verità, noi non lo conosciamo. Fan di Ian Mc Ewan, Philip Roth, Cormac Mc Carthy, Gregory David Roberts, aspettavamo di veder riconosciuti i nostri gusti letterari dall’Accademia svedese. Che questa volta ha premiato un compatriota. Nato a Stoccolma nel 1931 e più volte candidato al Nobel, Tranströmer ha sempre continuato la sua professione di psicologo, nonostante i successi della sua poesia. Una poesia che “attraverso immagini dense, limpide, ci offre un nuovo accesso al reale”, leggiamo nella motivazione di assegnazione del premio.

Con le sue liriche tradotte in più di 50 lingue, Tranströmer è riconosciuto come il maggior poeta svedese contemporaneo e uno di quelli che hanno influenzato di più la letteratura internazionale, soprattutto le giovani generazioni statunitensi e polacche. Eppure se ci avessero chiesto di un letterato svedese, a naso, ci saremmo buttati su Stieg Larsson. La Svezia ci ricorda il thriller, i film che ha ispirato e la beffa del destino di Larsson che muore come un suo personaggio, di infarto nel suo ufficio.  Ma  a quanti di noi sarà mai passato per la testa di entrare in libreria e comprare una raccolta di poesie svedesi? Anzi, in generale, una raccolta di poesie, scandinava, americana o italiana, che sia.

A scuola abbiamo imparato e recitato per anni poesie a memoria, lì ci hanno insegnato che la nostra tradizione letteraria nazionale comincia proprio dalla poesia. Le terzine, le quartine, i sonetti e le rime baciate. O alternate. Maestri che ci hanno spiegato come svelarne il senso, capirne i significati più o meno nascosti, ma non a considerarla un genere di piacere, un esercizio di lettura per la vita, evidentemente. O forse noi non ci accostiamo ad essa perché parafrasare ci costa più fatica, ci appassiona di meno. La poesia richiede silenzio, un silenzio profondo che non concede sconti al frastuono delle nostre esistenze. Ci obbliga ad andare dentro le cose, per quanto possiamo opporvi resistenza.

Prendiamo una terzina di Tranströmer e a fatica non ci lasciamo coinvolgere dalla materialità e dalla fisicità delle sue immagini:

“Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti”.

O ancora:

“Sotto le nostre espressioni stupefatte
C’è sempre il cranio, il vuoto impenetrabile.
Mentre Il sole lento ruota nel cielo”.

Oggetti che divengono quasi palpabili, dimensioni spazio-temporali alterate e concentrate in “luoghi” surreali. In componimenti piuttosto brevi troviamo un’ardita sovrapposizione di concetti, colori, paesaggi, suoni, intensità, emozioni, che non risulta stucchevole, semmai efficace. Punta dritta al cuore del pubblico, se le facciamo spazio. In una dialettica serrata tra la natura – soggetto che pervade gran parte dell’opera di Tranströmer – e l’io, l’oggetto, l’immagine si materializza istantaneamente nel tempo della lettura, svelando tutto il potere di uno strumento antico, difficile e un po’ dimenticato. Una poesia efficace, perché comunica.

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