Goulash all’amatriciana

By Redazione

ottobre 8, 2011 politica

Non è una passione esotica a spingerci a interessarci al sistema elettorale ungherese. È che il mancato endorsement del segretario del Pd Bersani ai quesiti referendari deriva proprio da una sua predilezione per il modello magiaro. Che lo si possa traslare nel nostro Paese sembre progetto utopico, ma che il leader democratico ne sia affascinato condizionerà quantomeno il modello su cui punterà il maggior partito d’opposizione. Come funziona dunque? 
Vi sono 386 seggi da assegnare, tanti quanti i membri da eleggere all’Assemblea Nazionale Ungherese.

1) – Il 45% circa dei seggi (176) è assegnato sulla base di collegi uninominali, tramite un sistema maggioritario a doppio turno. Qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta al primo turno, si va al ballotaggio, a cui possono prendere parte i candidati che hanno riportato almeno il 15% dei voti o, nel caso in cui nessuno raggiunga tale soglia, i tre candidati che hanno ottenuto più voti. Al ballottaggio, per vincere il seggio, basta la maggioranza semplice.

2) – Il 39% circa dei seggi (152) viene assegnato tramite un sistema proporzionale a scrutinio di lista (il metodo di calcolo utilizzato è l’Hagenbach-Bischoff e le liste sono bloccate), applicato su 20 circoscrizioni territoriali (le 19 contee più Budapest). A tal fine, si calcola prima il quoziente elettorale (Q=V/(S+1), dato che siamo in presenza dell’ H-B). Successivamente, se vi sono ancora seggi da assegnare, quei partiti che abbiano dei resti uguali o superiori a 2/3 del quoziente ricevono un seggio aggiuntivo. Ogni altro seggio rimanente servirà per una successiva allocazione nazionale, di cui adesso parleremo.

3) – I partiti, infatti, si dividono i 58 seggi rimanenti in proporzione ai voti dispersi, calcolati sommando i voti espressi verso candidati che al collegio uninominale non abbiano ottenuto il seggio e quei voti, espressi nelle coscrizioni elettorali territoriali, che non sono risultati utili alle liste per l’ottenimento di un seggio. A calcolo effettuato, si effettua la distribuzione sulla base di un’unica circoscrizione elettorale nazionale, mediante metodo d’Hondt.

Per quanto riguarda i punti 2 e 3, in riferimento ai 210 seggi assegnati con il proporzionale (con i proporzionali, così ci capiamo meglio), per i partiti che si presentano singolarmente vige uno sbarramento legale del 5%. Se una lista è composta da due partiti, tale soglia sale al 10%. Se invece è formata da tre o più partiti, lo sbarramento è fissato al 15%. Eccetto nel caso della circoscrizione di Budapest, composta da 28 seggi, il costo di un seggio risulta parecchio elevato. La grandezza media delle altre 19 circoscrizioni è infatti pari a circa 7 seggi. Il che vuol dire che lo sbarramento reale è superiore (e in alcuni casi di molto) al 10%.
Detto questo, siamo ansiosi di vedere cosa verrà fuori in Italia.

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