La Siria è pronta

By Redazione

ottobre 7, 2011 Esteri

Il metodo è quello già collaudato dal non compianto Saddam Hussein nel 1991 all’epoca della prima Guerra del Golfo: “Voi attaccate me per motivi di ingerenza umanitaria e io bombardo Israele per ritorsione e per tenere buono il popolo”. Stavolta le minacce di colpire Gerusalemme con scud e missilistica varia promana direttamente dalle parole del presidente Bashar el Assad, che gioca la carta anti semita e dice di potere contare sull’aiuto di Hezbollah. E quindi del Libano e dell’Iran.

Lo ha riferito il 5 ottobre l’agenzia siriana, ma di ispirazione filo-Teheran, “Fars”. Tale logica sarebbe emersa, e poi rivelata da indiscrezioni, in seguito al drammatico incontro tra lo stesso Assad e il ministro degli Esteri turco Ahmad Davutoglu. Che in realtà si era recato a Damasco per portare l’ultimatum di Tayyp Erdogan ad Assad: la decisione di imporre sanzioni unilaterali da parte della Turchia. Nel corso del vertice, Assad avrebbe dichiarato: “Se una folle misura fosse presa contro Damasco, non avrei bisogno di più di sei ore per trasferire razzi e missili sulle alture del Golan per lanciarli contro Tel Aviv”. E a proposito delle alture del Golan in questa dichiarazione è contenuta anche la risposta esplicita a chi ancora si chiede perché non sia stato possibile da parte israeliana spingere per una seria trattativa di pace che potesse portare alla restituzione dei territori occupati durante la guerra dei Sei giorni ai primi di giugno del 1967. Vatti un po’ a fidare degli Assad. Chiedere per referenze al suo stesso popolo che oggi conta più di tremila morti.

Notoriamente Assad in questi giorni ha tutta la stampa araba sunnita contro. Va da sé che Il presidente siriano sarebbe pronto anche a chiedere al movimento sciita libanese di Hezbollah di lanciare
contro Israele un attacco “che l’intelligence israeliana non potrebbe nemmeno immaginare”. Poi la minaccia, che in pratica serve anche a mettere in guardia i turchi dal non calcare troppo la mano con la Siria, pena la contrapposizione militare con l’Iran: “Tutto questo accadrà in tre ore, ma nelle successive tre l’Iran attaccherebbe le navi militari nel golfo Persico”. Ora, come ha anche raccontato Barry Rubin in un convegno di qualche giorno fa alla Camera dei deputati organizzato da Fiamma Nirenstein, quello che sta succedendo nella regione medio orientale è una vera e propria una guerra tra Turchia e Iran sulla pelle di Israele. Erdogan in chiave anti sciita sta cercando di fagocitare il terrorismo di Hamas e di isolare Siria ed Hezbollah. Ajhmadineajd invece cerca di fare l’esatto contrario mantenendo le posizioni a Gaza e nel Libano. Ma tra due opposti anti semitismi e odi anti israeliani di certo a non godere sarà l’intero occidente democratico. A partire dall’assediato stato ebraico.

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