La religione della mela

By Redazione

ottobre 7, 2011 Cultura

Il vero grande traguardo della sua esistenza terrena Steve Jobs l’ha conseguito non nel campo della tecnologia, ma della società. E, come aveva previsto, è stato raggiunto in punto di morte. La sua dipartita e l’isteria collettiva susseguente dimostrano infatti senza ombra di dubbio che Jobs ha ucciso il senso comune di religione.

Partiamo con ordine. Premettendo un evidente rispetto per il defunto (che tutto era tranne che un chiacchierone) e rendendo omaggio alla sua sincera fede buddista (che pare abbia praticato con costanza e sincerità) è impossibile non registrare quanto accaduto nel mondo dopo la sua prematura scomparsa, provocata da un cancro al pancreas.

Mi riferisco ai messaggi di cordoglio, alle dichiarazioni di amore eterno, ai roboanti proclami che hanno invaso Internet e che continuano a rotolare per tutto il Web. Rivestendoci di nuovo di rispetto, è sinceramente assurdo leggere «Steve, mi hai salvato la vita in un momento difficile»; «Ritorna, il mondo senza di te non è più lo stesso»; «Mi mancherai più di quanto mi manchi mio padre».

Anche perché, vale la pena sottolinearlo, il carismatico venditore di computer non era un logorroico e non aveva la smania dell’immagine. Complice anche il suo male, che negli ultimi dieci anni lo aveva costretto a cure e analisi continue, era apparso in pubblico soltanto per presentare i suoi prodotti. Oltre al famoso discorso di Stanford, che a sentire gli internauti straccia «Signor presidente, abbatta questo Muro»; «Ho fatto un sogno»; «Non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il Paese».

Ecco, anche il discorso di Stanford (o il Testamento, come è già stato ribattezzato) ha avuto un risalto francamente eccessivo: utilizzare un claim pubblicitario per dire a dei giovani che il segreto dell’industria e del capitalismo sta nell’intuizione e nella voglia di rischiare è – come dire – un pochino banalotto. E che la morte sia la miglior invenzione della vita… non so, mi ricorda un predicatore della Galilea.

In ogni caso, Jobs ha stracciato i santi e i profeti. Soltanto Giovanni Paolo II riuscì a fare meglio di lui, ma il messaggio del pontefice era un pochettino più complesso rispetto all’accattivante linea dello schermo che mi sta davanti mentre scrivo.

Insomma, il suo vero risultato è stato mordere la mela proibita.

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