Wikipedia sbrana la Treccani

By Redazione

ottobre 6, 2011 Cultura

Si spera che, almeno ieri, i professori siano stati clementi. Come avrebbero potuto altrimenti i loro studenti, nati e cresciuti con internet, fare una ricerca senza Wikipedia? Nel giorno in cui l’enciclopedia online ha oscurato con una spiegazione (da ieri è di nuovo online, con un box che illustra quello che è successo nei giorni precedenti) la sua pagina italiana per protestare contro la norma “ammazza-blog” del Governo. Cosa mai accaduta in nessun Paese al mondo nei suoi dieci anni di storia, i più disperati sono loro, i poveri ragazzi che hanno dovuto consegnare tesine e ricerche di storia, scienze, sociologia, gli universitari alle prese con le loro tesi di laurea. Per non parlare di una vasta fetta di popolazione la cui cultura si annienta istantaneamente con la scomparsa delle pagine di Wikipedia. Immaginate lo smarrimento che ha provato chi, nella sua vita, non ha mai conosciuto altra fonte di sapere, non ha mai sfogliato uno dei pesantissimi e poco maneggevoli volumi dell’enciclopedia cartacea, come quella Treccani che il Tempo, in un articolo letteralmente massacrato su Twitter – chi l’avrebbe mai immaginato che nel 2011 sarebbe diventato trending l’hashtag #Treccani – ha ricordato con nostalgia, augurandosene il ritorno in auge in caso di scomparsa di una Wikipedia bollata come piena di strafalcioni e di fonti incerte.

La mossa di Wikipedia è talmente raffinata che tutta la sinistra italiana, che del no al bavaglio ha fatto uno dei suoi slogan, impallidisce: in un colpo solo è riuscita a coinvolgere nella protesta contro la norma ammazza-blog migliaia di utenti della rete, che hanno creato gruppi per dire “No alla chiusura di Wikipedia” su Facebook, l’hanno ribadito sui loro status, sui loro blog, l’hanno scritto su twitter in un cinguettio praticamente incessante che dura da un paio di giorni per bloccare quel comma 29 che impone la rettifica anche per i siti informatici. “Cara lettrice, caro lettore – si leggeva digitando www.wikipedia.itin queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero“.

Qual è il problema? In base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto – indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive – di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti. “L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza“. “Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti” è la chiusura ad effetto del comunicato “La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?” . Per ribadire, al lato della pagina c’era pure l’articolo 27 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per cui ogni individuo è libero di partecipare liberamente all’attività culturale della sua comunità. E leggendolo in molti, forse, avrebbero voluto cercare la Dichiarazione su Wikipedia. Nonciclopedia, risorta al momento giusto dopo aver fatto pace con Vasco Rossi, purtroppo non basta.

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