Processare male…

By Redazione

ottobre 6, 2011 politica

Secondo il vicepresidente del Csm Michele Vietti, «parlare di errore giudiziario» di fronte alla sentenza di secondo grado che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ribaltando il primo verdetto, «significa ignorare il funzionamento del nostro sistema giudiziario». Non ignoriamo affatto «il funzionamento del nostro sistema giudiziario» per quello che è oggi, ma abbiamo ben presente come dovrebbe funzionare in uno stato di diritto. Vietti e purtroppo molti magistrati sembrano invece ignorare la cosa più importante: la seconda.

Ormai l’assuefazione è totale. Ci siamo così abituati ad appelli e contrappelli, odissee giudiziarie lunghe anni, persino decenni, che nemmeno il vicepresidente del Csm sa più cosa dovrebbe essere un processo. I tre gradi di giudizio non sono i tre tempi di un’unica partita, di un unico processo. Sono tre processi diversi. Non è che il sistema ha a disposizione tre tentativi per azzeccarci. Quando una sentenza d’appello ribalta quella di primo grado assolvendo gli imputati, vuol dire che la prima sentenza era sbagliata. Che siamo di fronte ad un errore giudiziario, molto spesso aggravato dalla presenza di un innocente in carcere per anni. Le cause possono essere diverse, una semplice casualità o l’incompetenza di una delle parti, ma di errore si tratta.

E’ vero che il nostro sistema «si articola in tre gradi di giudizio» (anche se quello in Cassazione non riguarda il merito, ma solo i vizi di legittimità della sentenza), ma niente e nessuno impone che non possa essere “definitivo” anche il giudizio di primo grado. Bisogna ribellarsi a questo tentativo di far passare come la normalità del sistema la sua principale anomalia, cioè che subire un processo in Italia significa in realtà subirne tre, e che in primo grado si condanna sempre, per non dispiacere ai pm, perché tanto c’è il secondo grado che rimette le cose a posto. Dalla giustizia bisogna pretendere che ci azzecchi al primo colpo. La verità è che le cose non cambieranno finché i pm potranno impugnare le sentenze di assoluzione senza rischiare nulla in termini di carriera e con una disponibilità pressoché illimitata di risorse pubbliche per inseguire le loro verità spesso immaginarie.

Da JimMomo

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