Mamma mia che impressione

By Redazione

ottobre 6, 2011 politica

Il Pdl sarà pure giù nei sondaggi, la popolarità del premier sarà pure ai minimi storici e Confindustria starà pure scalpitando. Si può discutere sul futuro del Pdl, sulle primarie, sulla legge elettorale. Però su una cosa che c’è sempre troppo poco da discutere: il Pdl non ha, o non ha ancora, un avversario credibile.

Si è detto più volte che questa è probabilmente la sua più grande maledizione. D’altronde è semplicemente così che vanno tutte le competizioni: se non hai un avversario tosto, ti impegni di meno e vinci facile. E anche se ogni tanto prendi qualche batosta, non basta per dirti sconfitto. Quelle stesse batoste ti arrivano magari perché sbagli candidato, o sbagli campagna elettorale, o replichi a livello locale dinamiche proprie di Montecitorio. Sei talmente sicuro di te, che a volte prendi sotto gamba la serietà della sfida, e anche del tuo impegno. Sbagli, sbagli di grosso, però rimani in sella. Certo un po’ è anche perché sei comunque forte. Ma devi ammettere che con un avversario così…

È quello che ho pensato quando il 29 settembre ho ascoltato Rosy Bindi su La7, ospite di Piazzapulita. Neanche a dirlo, gli argomenti del giorno erano la crisi e la questione morale, due cose nuove, sulle quali si dicono sempre delle grosse novità. Sinceramente, non vorrei essere nei panni di chi governa in questo momento, ma ancor meno vorrei essere nei panni dell’opposizione. Credo che la Bindi abbia ardentemente desiderato militare nel Pdl e dover giustificare una manovra tanto criticata piuttosto che essere all’opposizione e dover proporre un’alternativa. E stai pur certo che se una soluzione non ti piace, qualcuno prima o poi ti chiederà se hai da proporre un’alternativa.

“Speriamo che non me lo chiedano, mamma mia speriamo che non me lo chiedano”, si sarà detta seduta su quella sedia. È ovvio, criticare non basta. Non può essere sufficiente. Soprattutto se brami approfittare del momento di grave debolezza dell’avversario per tentare il colpaccio. Devi saper stare in sella, devi saper fare una critica costruttiva. “Dì qualcosa di costruttivo, per la miseria… dì qualcosa di intelligente, che non ha mai detto nessuno. Stupisci tutti, stimola una riflessione nel pubblico che ti sta ascoltando”, le avrà suggerito il grillo parlante della sua coscienza.

“E poi è troppo tardi – pensa – avremmo dovuto pensarci prima. Ma quale colpaccio, qui non ci smuoviamo di un millimetro”, deve essersi detta rassegnata. È tardi davvero, arriva la domanda. Formigli incalza, le chiede cosa farebbe il Pd se fosse al governo in questo momento, cosa proporrebbe. Eccoci qua. “Non mi viene in mente niente, non mi viene in mente niente di niente, ma non posso dirlo”, pensa la Bindi. E così, come tutti facevamo alle scuole superiori quando tentavamo di allungare il brodo per confondere il professore, ripete la domanda nella risposta: “Se fossimo stati al governo, come abbiamo fatto sempre, avremmo preso misure basate sul rigore ma anche sulla crescita”.

Ah, ecco. D’altronde, quando non sai che pesci pigliare, meglio affidarsi alla cara vecchia norma di linguaggio. In diplomazia funziona da una vita e nessuno l’ha mai messa in discussione. Dici tutto e non dici niente. Il tuo ufficio stampa te l’ha insegnato. L’hai concordato con tutti quelli del partito. “Se ci chiedono questa cosa, noi rispondiamo sempre così, restiamo concretamente sul vago, ma con tono deciso, come se la risposta alla domanda fosse un concetto talmente ovvio che ribadirlo è proprio una scocciatura”. E tu l’hai detto alle radio, ai giornali, alle tv. Assumi un’espressione da Gioconda e ripeti la lezione.

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