Mal Comune mezzo Pd

By Redazione

ottobre 6, 2011 politica

Che il litigio alla “parenti serpenti” fosse una prerogativa genetica del Pd, lo sapevano tutti. Ma che si dovesse arrivare alle primarie interne (con nervi a fior di pelle) anche per scegliere un innocuo presidente dell’ ANCI, francamente se l’aspettavano in pochi (ed erano democratici). Le vie di Sant’Andrea delle Fratte sono infinite e così anche i fuochi d’artificio che il partito di Bersani ha esploso all’assemblea congressuale dell’associazione nazionale dei comuni italiani, convocata a Brindisi con 755 delegati di ogni colore politico giunti da tutta Italia. Mercoledì si doveva nominare il successore di Chiamparino e il Pd era chiamato a giocare il ruolo di leone in un consesso dove i propri sindaci siedono in maggioranza, con buona pace dei colleghi di Pdl e Lega.

Da anni gli amministratori locali democratici sono la punta di diamante del partito che, nonostante i litigi della nomenklatura nazionale, può esibire quell’argenteria di sindaci, governatori e presidenti di Provincia dal dignitoso pedigree e dalle belle speranze. Davanti alle decisioni dei grandi, però, non c’è eccellenza che tenga e così è stato anche mercoledì visto che, per trovare la quadra, il Pd ha dovuto penare fino all’ora di cena con la vittoria al fotofinish del sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio. Esce sconfitto per quattro voti il collega barese Michele Emiliano, che, giova ribadirlo, era il cavallo su cui puntava Pierluigi Bersani.

Scontro frontale, battaglia all’ultimo voto e recriminazioni a destra e a manca: tutto è avvenuto rigorosamente nel recinto del rumoroso carrozzone democratico che è riuscito a creare due fronde agguerrite: quella dei sindaci nordisti (potevano contare su un maggior numero di delegati) e la scuola dei sudisti appellatisi convintamente al criterio dell’alternanza Nord-Sud per l’elezione del nuovo presidente dopo l’esperienza di Chiamparino. Si sono rivelati inutili gli sforzi del pontiere Fassino che ha provato a costruire una cabina di regia con Emiliano presidente e Delrio vice, salvo poi alzare bandiera bianca e ammettere che, sì, “siamo incartati”. Altrettanto vani i summit che Bersani e responsabili locali del Pd avevano apparecchiato nei giorni precedenti per cercare un accordo.

Il destino ha voluto che anche questa volta finisse in bagarre, tra tensione e fischi.

Nella disputa si è buttato a capofitto anche il solito Matteo Renzi, tra i più fedeli abbonati alle risse democratiche. Nei mesi scorsi più di qualcuno lo indicava come papabile al soglio dell’Anci per ridimensionare le mire espansionistiche del golden boy fiorentino sulla politica nazionale. Alla fine il buon Renzi, pur convinto fino all’ultimo di poter giocare il ruolo di terzo incomodo nella disputa Nord-Sud, ha votato per Delrio non rinunciando a tirare la sua stoccata a papà Bersani. “Devono essere i sindaci a decidere, non le segreterie di partito”. E così è stato.

Tra batti e ribatti, il voto finale è arrivato alle ore 20 quando Graziano Delrio, endocrinologo classe 1960 già vicepresidente dell’Anci, viene eletto per acclamazione dall’assemblea dei sindaci. Solo in pochi se ne vanno felici e contenti. Tra questi mancano i democratici del Mezzogiorno, capitanati dall’agguerrito segretario del Pd pugliese Sergio Blasi che non le manda a dire. “Scandaloso che il Pd dell’Emilia esprima il segretario, il coordinatore della segreteria, il capogruppo alla Camera, il presidente della conferenza Stato-Regioni e adesso anche quello dell’Anci”.

L’ennesimo psicodramma tutto interno al Pd, stavolta non c’erano da pagare ticket a Idv nè a Vendola, ha confermato la debolezza della segreteria centrale e il trionfo di frondismi vari che, in barba a qualsivoglia compromesso, ribadiscono fieramente la volontà fratricida dello scontro ad ogni costo perché “tanto abbiamo i numeri”. Se  oggi si può chiudere la questione con un buffetto sulle guance degli interessati, restano pesantissimi dubbi sulla tenuta politica del principale partito d’opposizione che, con gli stessi presupposti, dovrà esprimere un candidato premier alle primarie. E in quel caso l’assemblea dell’Anci sarà un piacevole ricordo.

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