Un Pd sottosopra

By Redazione

ottobre 5, 2011 politica

«C’è una tecno-struttura, a Bruxelles, che per la prima volta nella storia europea interviene sulle vicende interne di un Paese democratico, dettando tempi (fine settembre), strumenti (decreto legislativo), persino norme costituzionali (abolizione delle Province): è un fatto politico grave», sostiene sul Messaggero il responsabile economico del Pd Stefano Fassina.

Ora, lasciamo stare che, facendo infuriare mezza Europa, la stessa tecno-struttura di cui (s)parla Fassina sta comprando i nostri titoli di Stato evitando di farci andare con le gambe all’aria. Lasciamo stare la nostra simpatia per il vice segretario del Pd Enrico Letta, che ce la sta mettendo tutta per non farci ridere dietro pure dall’isola di Malta. Lasciamo stare tutto. Resta la domanda: ma è mai possibile che il responsabile economico del più grande partito d’Italia, rivolgendosi alla BCE, non trovi di meglio che definirla una tecno-struttura, manco fosse la Spectre di James Bond? Non è una questione politica: è una questione di serietà . Si può non riconoscere che l’ indice dei problemi segnalato da Trichet e Draghi sia quello giusto, ma non si può dipingere Trichet o Draghi come un qualsiasi Ernst Stavro Blofeld, che mentre s’affatica a distruggere l’Italia accarezza e accarezza il suo persiano bianco, avendo contro solo l’impavido James Fassina Bond.

Diamo per scontato che il Pd, in questa fase, sia un partito sottosopra. Diamo per assunta l’assenza di linea politica nel Pd sulle questioni cruciali che attengono il destino della nazione. Diamo per inevitabile che nella maggioranza del Pd si passi, in quattro-e-quattro-otto, dalla ragionevolezza rawlsiana di Letta al terzinternazionalismo di Fassina, sintetizzato dal ma-anchismo di Bersani. Ma almeno dovremmo evitare di insultare, a turno, la BCE in quanto tecno-struttura fascio-capitalista, il Corriere della Sera giornale al soldo dell’egoismo sociale dei padroni, la Fiat che non vuole più un euro dallo stato ed esce da Confindustria, la Chiesa perché non crede nel triumvirato Di Pietro-Bersani-Vendola. Un partito che voglia governare un qualsiasi paese, non può passare il tempo che trascorre all’opposizione ad insultare “poteri” con cui dovrebbe dialogare. Non già per concordare con tutto quanto quei poteri vanno sostenendo, ma per costruire le condizioni di un reciproco ascolto sul quale basare, al momento delle elezioni, la conquista del loro consenso.

L’aspetto più ridicolo della faccenda è attribuire il proprio terzinternazionalismo ai socialisti, ai socialdemocratici e ai laburisti europei. Spacciando per “continentale” il provincialismo culturale della sinistra italiana catto-comunista. Provate a leggere il discorso di Ed Miliband, qualche giorno fa, a Liverpool nel corso della conference 2011 del Labour Party. Tanto per assaggiare sulla punta della lingua che sapore ha una sinistra che sa di vivere nel XXI secolo…

da QdR Magazine

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