Generazione di perplessi

By Redazione

ottobre 5, 2011 Cultura

Vite che si consumano nel tempo di una sigaretta. Storie di solitudini e piaghe compresse in poche pagine di prosa succinta, presentate, una ad una, dal frammento-citazione di un grande scrittore.

È questa la raccolta di Roberto Saporito, Generazione di perplessi (Edizioni della Sera, 2011). Pillole amare di un’umanità dai colori raffinati, che però, a immaginarla su uno schermo, forse sarebbe perfetta in una trama bianca e nera.

Philip Roth è il caposaldo ricorrente (quello esplicito: quello, probabilmente, più amato) tra le pagine di questi “perplessi”: ci si domanda perché tra le citazioni manchi McEwan. Soprattutto, il primo McEwan. Quello la cui “generazione di perversi” si tingeva di sfondi cruenti e di passioni inconfessabili, raccontate senza un filo d’imbarazzo.

I “perplessi” di Roberto Saporito sono creature devote alla morte: uccidono per non essere uccise da se stesse, accarezzano le loro pistole e le loro siringhe come fossero delicati strumenti musicali. La musica che conduce alla catarsi. Sono variegate, eppure sempre simili, storie che dall’esterno paiono quasi invidiabili: avvolte di apparenti sfarzi, battute da passioni frustrate, aspirazioni soffocate che – è il caso della grossa editoria, contro la quale si accanisce più volte l’indice di un protagonista – forse assurgono in qualche modo a denunce. Chissà, a fantasie autobiografiche di vendetta.

La rabbia come affetto dominante che impregna tredici brani certamente ispirati e originali, nei quali spira l’ansia di scivolare via dal dolore, e si cercano le pseudo-soluzioni a dir poco estrose. È il caso di Scomparsa, il racconto forse più significativo, nel quale un segreto agghiacciante è pervaso, nel finale, da un sapore ai limiti del magico. E non certo nel segno della speranza o di un paranormale contiguo al mistico, quanto, evidentemente, nella forza e nell’estensione infinite della nostra mente. Una realtà in cui perfino il suicidio può trasformarsi in una inspiegabile, oscura e perfetta opera d’arte. Chissà: un messaggio d’addio al mondo che resta fuori dalle mura nelle quali si sceglie di essere cancellati. O ricordati per sempre.

Una raccolta, quella di Saporito, nella quale si parla di gestazioni artistiche spesso compromesse dalle leggi del mercato, e, in generale, di una fuga verso il nulla, che è comunque assai più ricco della società che ci circonda: una ricerca strenua, paradossale, della libertà.

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