Blog salvi! O forse no

By Redazione

ottobre 5, 2011 politica

“Avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate. È questo l’accordo bipartisan raggiunto in Comitato dei Nove, che sta esaminando il ddl Intercettazioni. La proposta e’ il frutto di alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl).”

Così, intorno alle 16.00 di ieri pomeriggio un lancio dell’Ansa arginava la marea di critiche che si è riversata contro il comma 29-c del ddl Alfano. Quello che viene comunemente definito come il testo delle intercettazioni, e che conteneva il codicillo ammazzablog. Un capoverso che avrebbe costretto gli estensori della “stampa non periodica” (blog, forum, siti generici e via discorrendo) a sobbarcarsi l’onere di una rettifica dai costi imprevedibili. Ma che non sembrava – e non sembra – soffermarsi su timeline temporali, nonostante gli interventi di Zaccaria e Cassinelli. Almeno non nel caso di blog & affini.

“Per la stampa – recita il comma – non periodica l’autore dello scritto […] provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità […]. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata”.

Un argine che non risolve i dubbi di un articolato quantomeno ambiguo. L’obbligo di rettifica entro le 48 ore, il casus belli che ha sollevato la blogosfera contro il provvedimento del governo, viene citato esclusivamente laddove si parla di testate registrate. Nell’impossibilità di accedere al testo di un emendamento presentato ieri in serata, non si poteva fare altro che registrare un coro di voci di apprezzamento sull’intesa trovata in Commissione. Tutte inequivocabilmente concentrate sull’eliminazione della scadenza elettorale nell’obbligo di rettifica.

Ricapitoliamo: una norma giuridicamente ambigua e politicamente illiberale mira a inasprire le sanzioni in caso di mancata rettifica. La stessa norma inserisce nel testo delle Disposizioni sulla stampa la distinzione tra giornali e periodici, da un lato, e stampa non periodica, dall’altro. Per le versioni web dei primi, prevede l’obbligo di rettifica “entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono” (comma 28-a). Per la seconda, la bizzarra procedura sopracitata.

In pochi si sono presi la briga di studiare la complessità bizantina della norma. Il collegamento dei termini “siti” e “48 ore” è stato il binario su cui si è imperniata la discussione. E, paradossalmente, sono state anche le parole chiave sulle quali il Comitato dei Nove ha organizzato la propria difesa. Cosa sia stato modificato nell’articolato non è dato saperlo al momento in cui questo articolo va online. Possiamo supporre, desumendolo dalle dichiarazioni (tutte alla stregua di questa), che sia stata rafforzata la distinzione tra testate periodiche e non. Quella che già prima di ieri – nonostante la quantità di materiale prodotto di segno contrario – teneva fuori i blog dalla scadenza dei due giorni. Ma se la gabbia micidiale siglata 29-c sia stata aperta, questo è ancora tutto da chiarire.

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