È la satira, bellezza

By Redazione

ottobre 4, 2011 Cultura

Nonciclopedia aveva chiuso i battenti: lo avevano deciso Vasco e i suoi avvocati. La nota non-enciclopedia online, conosciuta per non essere un’enciclopedia bensì l’imitazione ironica di Wikipedia (in tutto e per tutto simile ad essa in quanto open source), ha subito in questi giorni le intimazioni dei legali dell’ancor più noto cantautore a causa delle battute “diffamanti” riguardanti l’ormai anziano rocker di Zocca. Prima che un solerte ufficio marketing spingesse il cantante a ritirare la querela per il clamoroso effetto boomerang della vicenda, Vasco era diventato il bersaglio degli strali di tutti i social network italiani.

Fa strano pensare che colui il quale si è battuto per essere quello “contro”, quello un po’ rifiutato perché diverso, si sia scagliato contro una delle istituzioni satiriche del web. Ma siamo certi che un cantautore che vive oramai di diritto di autore e di passaggi radio e che non compone una canzone degna di questo nome da anni sia davvero uno “escluso”, la voce dei “liberi” e dei “rifiutati”? La carriera di Vasco è stata costellata di grandi successi costruiti soprattutto commercialmente, un merito anche questo certamente, ma non crediamo che in Italia ci siano milioni di “rifiutati” o emarginati socialmente, come Vasco vorrebbe far credere.

Gli esclusi sono una minoranza per definizione letterale e in quanto tali non possono dar vita ad un fenomeno di massa. La stessa massificazione del messaggio rende Vasco un autore enormemente “normale”, costruito, definito, vivente all’interno di un binario già costituito, sul quale il rocker di Zocca viaggia interpretando i mal di pancia del popolo, inteso nel senso indistinto del termine. Come Berlusconi per la politica, Vasco rappresenta uno dei più abili “lettori” della cittadinanza, spesso per altro poco istruita o richiamantesi a contenuti di certo filosoficamente non elaboratissimi. Paragonate il contenuto medio dei messaggi di Vasco Rossi e di Gigi D’Alessio o Eros Ramazzotti: i problemi con l’altro sesso, i sogni infranti, la speranza nel domani. Niente riferimenti ai problemi  “veramente” attuali: quasi nulla sulla precarietà del mondo del lavoro, sul disagio sociale delle generazioni vecchie e nuove, sull’emigrazione professionale di ritorno, sulla velocità di una società spesso incomprensibile anche a chi la esamina per professione, sulla perdita dei valori morali della politica.

Facciamoci del male sì, ma in modo innocuo. Vasco ha annunciato qualche mese fa, scatenando il pianto dei suoi fan su Facebook, il suo ritiro dall’attività di rockstar. In qualche modo ha appeso il microfono al chiodo: non ha appeso però al chiodo le penne dei propri avvocati, pronto a esprimere censure come il migliore dei Berlusconi con Rai Tre. A noi non mancherà il suo essere fintamente provocatorio ma in realtà pienamente omologato al mercato. Speriamo di non dover iniziare a commentare le sue uscite senili: di Cossiga ce n’è uno solo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *