Truffa elettorale

By Redazione

ottobre 3, 2011 politica

La Casta ha “scoperto il miele e il formaggio”, ma ora ci pensa il popolo. Un tiepido e godibile sabato di fine settembre a Roma, piazza Bologna. A un banchetto del Pd si raccolgono le firme per abolire il Porcellum (e tornare al Mattarellum, o così si dice). Avvolta da bandiere di partito e manifesti col simpatico maiale di cui si vuol fare porchetta, la militante borghese-progressive, Birkenstock ai piedi, capelli ingrigiti ma non tinti e un bell’orologio elegante, è visibilmente soddisfatta del gruzzolo raccolto di nomi e cognomi. Due uomini di mezza età discutono dopo aver firmato. Il più curato della coppia, aria da vecchio volpone, fa all’altro: “Perché questi del Palazzo hanno scoperto il miele e il formaggio”, sfregandosi pollice e indice a simboleggiare i soldi. Già: e glieli togli tu, ho pensato. Pessimismo fresco, generato dal baccanale assurdo dei referendum di giugno. Quelli che se non andavi a votare ti toccava lavarti le ascelle con il Dom Perignon.

Acqua passata, in ogni senso, perché le firme ci sono: un milione 210mila. E adesso, guarda un po’, Casini vuole andare alle elezioni e si dichiara pessimista sulla possibilità che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale. Proprio lui che non ha fatto che raccontarci come la creazione di Calderoli fosse l’origine di tutti i nostri mali, ora che si avvicina l’opportunità di cancellarla preferirebbe evitare la consultazione. Come Di Pietro, che le firme le ha raccolte, e che pure non ha remore nel porre il ritorno alle urne come prima opzione. Per non dire di Maroni che invece si mostra filoreferendario: così sventa un’ipotetica intesa Pdl-Udc. Tutto l’arco parlamentare oscilla tra confusione e piccole furbate. Ma non perché, come vorrebbe la vulgata, ha paura del risveglio popolare.

Il dibattito di questi anni sulla legge elettorale, di cui quest’iniziativa referendaria è l’ultimo e più rumoroso effetto, ha toccato il picco dell’ipocrisia. Ci hanno ripetuto fino allo stremo che era inaccettabile che non potessimo selezionare deputati e senatori. Solo che le preferenze non esistono negli altri paesi civili. E anche noi quella multipla l’abbiamo abolita nel 1991, primo referendum Segni con Craxi che invitava ad andare al mare. Producono voto di scambio e favoriscono la criminalità organizzata, si sosteneva: ricordate? Ma con il Mattarellum si vota una faccia in ogni collegio, obietterà qualcuno. Vero. Se non che l’elettorato italiano è, per lo meno, piuttosto bipolarizzato. E dunque sceglie lo schieramento, mica la persona: si mette la crocetta pensando a palazzo Chigi, non all’amministrazione del condominio. Voi non avete visto candidati catapultati da chissà dove con la vecchia norma? O Tonino Di Pietro è nato a Barberino Di Mugello?

La realtà è che ogni partito si farebbe un sistema elettorale su misura. Ma non per potenziare la partecipazione dal basso, il legame tra elettore ed eletto o altre bufale. Ognuno se la costruirebbe in modo tale da aiutarlo a vincere: per questo in Parlamento è difficile che ci si metta d’accordo. Per questo Casini intende sfuggire al referendum. Lui il Mattarellum non lo vuole. Ed è verissimo – parlano le cronache politiche dell’epoca – che il primo input a toglierlo di mezzo, che poi a forza di mediazioni partorì il Porcellum, venne dall’Udc. Inoltre c’è solo una differenza sostanziale che in questo Paese sia stata fatta dalla legge elettorale. Quella tra Prima e Seconda repubblica. Quella che fa sì che da 17 anni le coalizioni nascano prima delle urne, nelle quali si sceglie una maggioranza e, di fatto, un premier: chi vince governa. E al netto delle tecnicalità, il salto da Mattarellum a Porcellum non ha intaccato il bipolarismo. Niente cambierà con il passaggio inverso. Ma la vera posta in palio è questa: il diverso mix tra governabilità e rappresentatività che ciascuna forza politica gradirebbe. Molti – parte del Pd e Fli – speravano di usare gli autografi anti-Porcellum per imporre alle camere, e in primo luogo al Pdl, di riaprire il dossier. Ma il gioco rischia di non andare secondo i loro desiderata. E comunque, una domanda viene dal cuore: in questo momento, non è che l’Italia ha qualche problema più serio della legge elettorale?

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