A dangerous method

By Redazione

ottobre 3, 2011 Cultura

“Stiamo portando la peste in America”. Sigmund Freud si rivolge con questa battuta a Carl Gustav Jung mentre entrambi stanno imbarcandosi sul transatlantico che li porterà al primo congresso mondiale  del settore a New York. La prima guerra mondiale è alle porte, Jung di lì a poco troncherà ogni rapporto epistolare e scientifico con Freud, da cui era considerato, ormai, poco meno di un ciarlatano per la propria ossessione mistico-religiosa, e in quella nave avrebbero viaggiato rigorosamente separati, secondo le proprie origini sociali e il censo, come usava allora: Jung in prima classe, Freud in terza.

Jung dissemina di battute classiste la trama di questo “A dangerous method”, che poi è la storia, più o meno vera, del suo rapporto prima da medico a paziente, poi da amante, con Sabine Spielrein, un’ intellettuale di origini russe che sarà fucilata dai nazisti a Mosca nel 1941. E che era ossessionata dal padre ebreo che la puniva e lei provava piacere a essere frustata. La scena iniziale la vede mentre viene portata in manicomio a forza con una carrozza a cavalli. Freud le dirà, quando la donna sarà costretta a mollare la terapia con Jung visti i gossip e le lettere anonime che inondavano Vienna e dintorni, che “la psicanalisi è una scienza da ebrei”. Se qualcuno rileggesse i saggi di Bruno Bettelheim, “Freud’s Vienna and other essays”, capirebbe di più. Invece qualche recensore troppo obnubilato dalla ideologia cattolico integralista si è compiaciuto sia della battuta de “la peste in America”, sia di quella “sulla scienza per ebrei”, traendone arbitrarie e affrettate deduzioni.  E dimostrando come al solito di non avere capito niente.

In realtà questo film di Cronenberg, che per la prima volta si cimenta in un campo a lui così insolito, è un piccolo capolavoro di divulgazione e Viggo Morthensen, Michael Fassbender, Keira Knightley e Vincent Cassel, quest’ultimo uno strepitoso interprete per l’allievo negletto Otto Gros, che morirà di fame a Berlino nel 1919, aiutano non poco la baracca. Per la cronaca, la “peste” che Freud e Jung portavano in America era il male oscuro dell’Europa ben riassunto nel sogno di Jung che vede un’ondata di sangue abbattere il Vecchio Continente. Alla fine della prima guerra mondiale nulla sarà più come prima e i tre non si incontreranno ancora. Freud morirà in esilio a Londra nel 1939 , cacciato dalla sua Vienna resa “judenraus” dai nazisti, la Spielrein fucilata in Russia e solo Jung nel proprio letto nel 1961, passando indenne sotto la Germania di Hitler, anche perché non ebreo. Jung ha tentato la dura sintesi tra la scienza sessuale della psicanalisi freudiana (“io vi ho aperto una porta”) con il mito germanico di Wagner e di Sigfrido. Ancora oggi le due scuole si odiano.

Il film è valido assai e per una volta il doppiaggio in italiano lo migliora, visto che il tedesco della psicanalisi si addice molto di più a una traduzione di adattamento in una lingua latina che in quella inglese. In Italia il film è uscito nelle sale il 30 settembre 2011 tramite BiM Distribuzione. La Universal Pictures lo ha distribuito nei paesi di lingua tedesca, la Lionsgate si è occupata della distribuzione nel Regno Unito, mentre la Sony Pictures Classics ha venduto “A Dangerous Method” nelle sale degli Stati Uniti.  Solo il titolo tradisce un vago moralismo americano da telefilm. Era poi davvero così pericoloso quel metodo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *