Gli incendiari della casta

By Redazione

ottobre 2, 2011 politica

La differenza è sempre tra il paese formale ed il paese reale. Solo che questa volta si sono scambiati i ruoli. Ad essere agitato da tensioni sempre più forti tali da far pensare a sbocchi di violenza da un momento all’altro non è il paese reale, che invece mantiene una incredibile serenità e tranquillità anche in presenza di una crisi economica pesante e punitiva nei confronti di fasce sempre più ampie della popolazione.
L’agitazione, il fermento, la rabbia e la voglia di violenza, al contrario, sono tutti fenomeni che si registrano all’interno del paese formale. In particolare, nel Parlamento e nei grandi media che per ragioni di fiancheggiamento politico o per semplice calcolo editoriale hanno scelto di interpretare il ruolo di testardi ed ottusi incendiari.

A Montecitorio non passa giorno senza che un qualsiasi dibattito non venga trasformato, ad uso delle telecamere che assicurano la diretta della seduta, una selvaggia rissa d’osteria. Fuori Montecitorio e fuori Palazzo Madama stazionano costantemente alcune decine di agitatori professionali con il compito, sempre a beneficio delle riprese strette delle telecamere (strette per dare l’impressione che il piccolo gruppo sia una grande massa), a far rimbalzare nelle piazze le sceneggiate esasperate che si recitano dentro le Assemblee legislative.

Così quando Antonio Di Pietro paventa e minaccia con toni apocalittici nell’aula sorda e grigia l’arrivo imminente di una spaventosa ondata di violenza popolare, i suoi amici del popolino viola scattano all’unisono con fischietti ed urla fuori i Palazzi per dimostrare al pubblico televisivo che intanto c’è una ondina che prelude allo tsunami. A smascherare questo gioco basterebbe che i media facessero il loro lavoro con un minimo di correttezza. Invece il loro unico compito sembra per un verso enfatizzare qualsiasi eccesso di piazza, anche se realizzato da pochissime persone e per l’altro costruire artificiosamente un clima di tensione insostenibile che in realtà esiste solo nella testa di chi punta irresponsabilmente e stupidamente ad uno sfascio in cui i primi ad essere coinvolti e stravolti sarebbero proprio i suoi artefici.
L’esempio più lampante si è avuto con la cosiddetta contestazione dei costruttori contro il ministro Matteoli. Le immagini hanno dimostrato che ad urlare all’indirizzo del responsabile delle Infrastrutture erano solo due persone piazzate ai margini di una platea silenziosa ed anche infastidita per l’evidente intemperanza.

A dispetto delle immagini, le voci dei telecronisti hanno assurdamente raccontato di un Matteoli contestato da una intera categoria a dimostrazione dello stato di tensione e di rabbia esistente nel paese contro un governo che non se ne vuole andare. E’ ovvio e scontato che l’obbiettivo della parte del paese formale (opposizione e media) in stato di agitazione permanente sia quello di accendere il fuoco della rivolta contro l’attuale governo nel paese reale. Ma se fino a poco tempo fa si pensava che presto o tardi gli sforzi degli incendiari avrebbero comunque avuto successo, adesso si comincia a dubitare che la previsione possa essere effettivamente confermata. Il paese reale, proprio perché rispecchia la realtà della società nazionale, sembra avere una capacità di resistenza inattesa alle pressioni ed alle forsennatezze delle caste impazzite del paese formale. A dare corpo e sostanza a questa resistenza è il buon senso della stragrande maggioranza del paese. Quel buon senso che spinge i cittadini a prendere atto che gli incendiari del paese formale vogliono dare fuoco al governo ma non sanno neppure lontanamente come sostituirlo dopo averlo bruciato.

La gente, che non è stupida e che solo superficialmente si lascia manipolare, si rende perfettamente conto che in un momento di gravissima crisi è meglio un governo malconcio che nessun tipo di governo. E si regola di conseguenza.

da L’Opinione

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