Radicali sotto processo

By Redazione

settembre 30, 2011 politica

Poveri democratici. Hanno provato a fare la faccia feroce e a instaurare una sorta di processo stalinista ai deputati radicali eletti nelle liste del Pd. Per ora però sono riusciti solo a coprirsi di ridicolo. Lo scandalo per l’uscita dall’aula al momento di votare la sfiducia al ministro Saverio Romano, quando era chiarissimo che la maggioranza poteva ampiamente infischiarsene dei loro sei voti, è finito in un bailamme di dichiarazioni deprecatorie dei vari Franceschini, Bindi e Fioroni. Personaggi tutti “chiacchiere e distintivo”,  che ai Radicali li vede da sempre e comunque come il fumo agli occhi. Poi la patata bollente l’hanno mollata  a Bersani che dovrà pure vedersela con Pannella.

Per la precisione i Radicali si erano già auto sospesi dal gruppo del Pd  da un anno. Precisamente da quando la capogruppo del Pd alla Camera in Commissione giustizia Donatella Ferranti, ex magistrato, aveva contribuito a “svuotare lo svuota carceri” voluto dall’ex ministro Alfano. Che nella prima stesura avrebbe fatto uscire 14 mila detenuti e in quella diventata  legge solo mille. Poi c’era stato il deprecabile e più recente episodio del dibattito promosso dallo stesso Napolitano e per il quale si erano convocate in plenaria il Senato e teoricamente anche la Camera. Una cosa avvenuta forse due volte nella storia della Repubblica e per la quale tutto il gruppo del Pd aveva firmato compatto. Risultato? A seguire un dibattito di routine iniziatosi e conclusosi con le prudenti  parole del ministro Francesco Nitto Palma non più di dodici senatori, tre dei quali ovviamente Radicali. Come se non bastasse, poi, anche il gruppo Pd ha votato contro la mozione dell’amnistia voluta dai radicali stessi. Insomma ce ne era a josa per parafrasare  quello che Pannella disse proprio a Franceschini nella memorabile puntata di “Ballaro'” del 26 maggio 2009: “ma avete proprio la faccia come il c…”

I sei deputati reprobi, per la cronaca, erano stati convocati nell’aula del gruppo Pd di buon mattino per le loro discolpe e infine tenuti su una pseudo graticola fino a pomeriggio inoltrato quando i feroci Franceschini e Bindi hanno saggiamente deciso di passare il cerino a Bersani. Le agenzie di stampa, e di regime, con sprezzo del ridicolo la raccontano così: “nella riunione del direttivo del gruppo alla Camera è emerso il forte malessere dei deputati Pd per il comportamento dei sei deputati radicali che ieri aveva spinto i democratici a ipotizzare l’espulsione dal gruppo alla Camera. Ma alla fine si é deciso “con spirito unanime” di affidare la questione a Bersani.” Nessuno che spieghi come sia possibile espellere un gruppo che si è già autosospeso circa un anno fa, ma tant’è.

“Ieri – spiega Franceschini con parole da burocrate sovietico – in un momento politicamente e parlamentarmente rilevante i radicali hanno messo in atto un atteggiamento molto grave nel metodo e politicamente. Se si fosse trattato di un singolo deputato avremmo risolto con le regole e le sanzioni previste dallo statuto del gruppo ma, vista anche la richiesta dei radicali di un incontro tra i partiti, è necessario affrontare il nodo politico dei rapporti tra radicali e Pd. Dopo questo incontro riuniremo di nuovo il direttivo per decidere”.

Pannella ha fatto gli auguri a Bersani in un sarcastico comunicato. L’unica cosa certa è che alle prossime politiche i Radicali dovranno inventarsi qualcosa di diverso per mandare una nuova pattuglia in Parlamento. Il loro innaturale essersi “buttati a sinistra” ormai non ha futuro.

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