Pdl in caduta libera

By Redazione

settembre 29, 2011 politica

Il voto di mercoledì su Romano ha avuto l’effetto di serrare le fila della maggioranza e far scoppiare in casa Pd la grana dei Radicali. Quanto la pax verde-azzurra, che passa per i volti e le poltrone di Tremonti e Maroni sia duratura lo si vedrà solo nel tempo.
La cosa certa è che lo stato d’animo a Palazzo Grazioli è tutt’altro che sereno. Uno dei motivi che spinge Berlusconi a rifiutare pervicacemente qualunque ipotesi che potesse portare ad eventuali dimissioni è la paura dei sondaggi. Facendo la media delle ultime rilevazioni dei principali istituti di ricerca, un’eventuale coalizione di centrodestra inseguirebbe a sei punti di distanza il trio Pd-Idv-Sel.

Una situazione ormai stabilizzatasi da qualche settimana. Fotografata così la situazione, solamente l’incertezza nell’assegnazione dei seggi del Senato impedirebbe a Bersani di portare i suoi a Palazzo Chigi. Motivo per il quale la trattativa di Casini sul terreno della legge elettorale viene portata avanti con decisione dal segretario Alfano. Se i numeri rimanessero questi, il suo recupero in extremis potrebbe essere decisivo. Perfino il premier, solitamente impegnato a diffondere un incrollabile ottimismo, di buon umore per i festeggiamenti del suo settantacinquesimo compleanno, ieri ha spavaldamente ammesso con un suo commensale: «Siamo sotto di cinque punti, la nostra gente è andata in stand by». Nessun fantomatico sondaggio privato, dunque, a confutare i dati resi pubblici, confermati nei numeri dalle parole del premier.
Il che, di per sé, è già quasi una notizia.

Occorre però aggiungere a questo, il rumor, confermato a Notapolitica da alcune fonti di via dell’Umiltà, che un sondaggio privato sarebbe effettivamente nella cartellina del Cavaliere. Ma non solo non smentirebbe la tendenza di cui sopra. Al contrario, la renderebbe ancora più amara. Si parla di un Pdl che farebbe difficoltà a sfondare la soglia del 23%, con un drastico calo di consensi al nord, e di una coalizione che si terrebbe aggrappata alla soglia minima del 34% solo grazie ad una tendenziale tenuta della Lega.
Dunque, se è vero che le campagne elettorali spesso sovvertono le posizioni ai blocchi di partenza, gli strateghi del Pdl – primo fra tutti il premier – non hanno alcuna intenzione di scattare dall’ultima fila. Prima del voto bisogna recuperare almeno qualche posizione, o non ci sarà Casini che tenga.

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