Bagnasco, insciallah

By Redazione

settembre 29, 2011 politica

L’incredibile unanimità di consensi raccolta dalla dura richiesta dal Cardinale Angelo Bagnasco a “purificare l’aria” nel nostro paese è stata interpretata come un segno inequivocabile del desiderio della stragrande maggioranza degli italiani a chiudere al più presto la fase della depravazione e della corruzione dei costumi e ad intraprendere una nuova stagione di virtù morale, civile e politica. Questo desiderio di purificazione e pulizia è difficilmente contestabile. Esiste, è largamente diffuso e, sicuramente, ha trovato un interprete puntuale ed autorevole nel Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Ma questa volontà e quest’ansia di voltare pagina passando dal nero al bianco, dal peccato alla santità, è solo la faccia positiva e splendente della medaglia.

L’altra faccia, di cui nessuno osa parlare perché il pensiero unico politicamente corretto lo vieta tassativamente, è molto meno positiva e splendente. Anzi, è decisamente oscura ed inquietante. Ed è la faccia in cui appare fin troppo chiaramente come nel nostro paese sia ormai in atto un processo che sembra avere i tratti inconfondibili di una sostanziale islamizzazione della società nazionale. Non nel senso, ovviamente, che la moltiplicazione delle moschee e la crescita incontrollata dell’immigrazione musulmana rischia di intaccare la natura storicamente cattolica degli abitanti della penisola. Ma in un senso molto più profondo e pericoloso. Quello di azzerare, per ragioni politiche contingenti, la più grande conquista ottenuta con secoli e secoli di traversie drammatiche e spesso sanguinose ed una continua e profonda elaborazione culturale durata generazioni dopo generazioni la distinzione tra l’Impero ed il Papato, tra lo Stato e la Chiesa, tra l’autorità politica e quella morale e religiosa. E di provocare una sorta di profonda ed inguaribile regressione a quando l’autorità civile discendeva da quella religiosa, l’Imperatore era investito dal Papa e lo Stato e la vita di qualsiasi singolo individuo erano subordinati all’autorità superiore ed indiscutibile in quanto proveniente da Dio di chi deteneva l’autorità morale.

L’altra faccia della medaglia messa in evidenza dall’ampio consenso raccolto dal Cardinal Bagnasco, dunque, è la presenza nella società italiana di una spinta di natura teocratica. Quella che attribuisce a chiunque abbia o pretenda di avere una qualche autorità di natura etica e morale il diritto ed il dovere di fissare ed imporre all’intera società le decisioni che reputa in maniera insindacabile necessarie per “purificare l’aria” ed assicurare la presenza benefica della virtù. E’ probabile che questa spinta verso lo stato teocratico, quello in cui etica e politica sono strettamente intrecciate, venga dalla tendenza quasi inconsapevole ad imitare le spinte teocratiche islamiche che stanno ormai dominando l’intero mondo arabo. Ed è certo che anche a voler copiare per intero l’esempio komeinista, non si arriverà mai a realizzare nel nostro paese una teocrazia compiuta e completa.

Anche perché, a dispetto dell’unanimità di consensi a Bagnasco, in Italia ogni categoria o corporazione tende a nascondere i propri privilegi con la rivendicazione di una qualche missione etica e morale da portare avanti ed a trasformarsi in casta sacerdotale con il diritto di porsi al vertice dello stato. Basti pensare alla casta dei magistrati, che per motivi di strumentalizzazione contingente può anche applaudire il residente dei vescovi italiani, ma che non appare minimamente disposta a rinunciare in favore delle autorità ecclesiastiche al ruolo di primo ed unico organismo provvisto di titolo e di strumenti per “purificare l’aria” rivoltando ” l’Italia come un calzino”.

Bagnasco, allora, va ringraziato per le sue sollecitazioni al ” retto vivere”. Ma non in maniera acritica. E, soprattutto, sempre ricordando che da San Tommaso ad oggi sono passati molti secoli. Quelli in cui è stato chiarito in maniera inequivocabile che la teocrazia s’identifica nel totalitarismo. E che la virtù, come diceva giustamente Robespierre, senza il terrore è del tutto impotente. Libera Chiesa, allora. Ma anche Libero Stato. E, soprattutto, libero individuo!

Da L’Opinione

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *