Nuovo Ulivo col morto

By Redazione

settembre 28, 2011 politica

I sondaggi diffusi in queste settimane sono pressoché unanimi nel dare in vantaggio, per eventuali prossime elezioni, una coalizione di sinistra formata da PD, IDV, SEL più cespuglietti del Nuovo Ulivo tanto amato da Bersani (ovviamente i sondaggi non possono dire niente sull’affidabilità di governo di tale coalizione, però). Gli stessi sondaggi dicono anche, con una formula ormai un po’ stantia, che “il primo partito è quello degli indecisi”, segno che questo stesso Nuovo Ulivo non fa certo saltare di gioia tanto elettorato non ancora posizionato a sinistra. Ad ogni modo, è innegabile che se si tenessero domani le elezioni il candidato di sinistra si presenterebbe, agli occhi dell’opinione pubblica, come il front-runner. Visto che la posta in gioco è alta, è meglio non fare i finti tonti ed essere consapevoli di cosa succederà nei prossimi mesi alla coalizione: sul tema ho scritto in un recente articolo, a cui mi appoggio.

Da ora in poi, con le urne che si avvicinano, l’opinione pubblica valuterà veramente una possibile alternativa al Governo di centrodestra. I giornali e i siti internet spulceranno ogni singola proposta, ne valuteranno con attenzione la fattibilità e le ricadute: se ci sarà modo di demolirne qualcuna, lo faranno, perché è il loro lavoro. Le incertezze, i cambi di linea e di opinione verranno ingigantiti: se queste cose fossero successe veramente nei mesi scorsi, a quest’ora saremmo rovinati (pensiamo, ad esempio, alle diversissime posizioni in politica estera).

Gli italiani cercheranno nell’opposizione una faccia da leader. E più si prolungherà la fine penosa di Berlusconi, più aumenteranno le aspettative per chi gli succederà: ogni intercettazione su una scopata di B. spingerà a volere un prossimo premier serissimo, integerrimo, inappuntabile; ogni chiusura negativa delle Borse sosterrà la voglia di un primo ministro capace, forte, deciso; ogni punto in più di spread farà sperare nell’avvenire di un governo efficientissimo, pacificatore, solido. Aspettative che si trasformeranno facilmente in avversione se dovessero in qualche modo non essere mantenute.

I giornalisti dovranno far felici i loro direttori nutrendo una macchina denigratoria nei confronti della politica, che in questo periodo trova orecchie attente e fa vendere copie, quindi non esiteranno a buttarsi alla ricerca di scandali e punti deboli, come dimostra l’enorme attenzione sul caso-Penati. Come i giornalisti di ogni latitudine, anche i nostri amano inoltre sembrare furbi, inseriti e spassionati uomini di mondo tanto da sembrare cinici (sfogliate un qualsiasi giornale per verificarlo): descrivere in un retroscena con il giusto sarcasmo le divisioni che nasceranno al momento in cui qualcuno proverà a stilare qualche sgangherato programma di governo farà guadagnare loro righe sui quotidiani, interviste radiofoniche e diverse comparsate nei talk show, quindi non si tireranno certo indietro. I quotidiani dovranno fare della campagna elettorale una narrazione continua, e non un miscuglio di fatti idiosincratici, e per riempire le pagine punteranno a riaprire in ogni momento la competizione.

Il gioco, insomma, ora si fa duro, e quanto fatto nei mesi scorsi conta veramente poco. Che ci sia uno dei potenziali uomini di punta di un Governo di sinistra che, a pochi giorni dal lancio del Nuovo Ulivo, minaccia spargimenti di sangue, è il segnale che qualcosa non sta andando, che la situazione che ho descritto non è ben chiara e, probabilmente, neanche troppo meritata. Le idiozie scritte da Di Pietro sono sbagliate nel tono, ma soprattutto nella tempistica: proprio quando avrebbe dovuto dimostrarsi più affidabile, ha fatto il contrario. Nel momento in cui il “ciclo di vita del prodotto-Nuovo Ulivo” iniziava la sua parabola ascendente, lui ha fatto il possibile per affossarlo. Ma forse non è colpa di Di Pietro. Mi sa che è proprio colpa del prodotto.

da QDR Magazine

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