Il fascio-gay

By Redazione

settembre 27, 2011 politica

Monsignor Babini ha dichiarato che Vendola pecca più di Berlusconi, perché almeno Silvio non è gay e quindi contro natura. Peccato che il Premier sia indagato in mezzo a un giro di prostituzione ed escort, peraltro con minori al seguito. Quindi Babini ha attaccatto uno (Vendola) che cattolico lo è di certo. Ma non si era tutti figli uguali di fronte al Signore?

Nel frattempo dentro Sel alcuni militanti salutano la visita di Ratzinger e del Congresso Eucaristico ad Ancona, poco più di tre settimane fa. La base mormora scontenta, da Vendola non arriva nulla. Lo stesso Vendola partecipa al gay pride mischiandosi a chi fa anche della lotta anti-clericale un proprio “must” urlando libertà, libertà. Al corteo c’era anche Equality (associazione che lotta da anni per le libertà omosessuali) con il proprio presidente Mancuso il quale la butta lì: pubblicheremo una lista di 10 parlamentari gay ma omofobi. La libertà di Equality si trasforma in una lista di proscrizione simile a quelli degli ebrei durante le leggi razziali: quindi non si può essere gay e omofobi? Allora non si può essere neanche ebrei e di destra? Fede attacca Vendola con una battutaccia da Cruciani a “La Zanzara”, senza ricordarsi però che in quel giro in cui c’è il Premier ci è finito pure lui insieme a Lele Mora, che è gay e ha il culto del duce: quindi possiamo sdoganare il fascio-gay, che ha pure un suo sapore trendy-represso mica male.

In tutto ciò nel Pd la Binetti e la Concia continuano a mandarsi strali da almeno quattro anni, dimostrando sempre più la coerenza, spesso mancante, dentro al partito del bravo ma sempre più stritolato Bersani. Non vogliamo cadere dentro falsi moralismi o biechi stimoli retrò, né dentro al “si stava meglio quando si stava peggio”, ma gli elettori che ne pensano? Sono davvero preoccupati da tutto ciò o vorrebbero solo vedere i propri figli sistemati e con la casa col giardino e i nipoti in salute? Perché poi (fortunatamente) è sul valore materiale che si installa la stabilità e quindi anche parte della felicità delle persone: lo ammettiamo, è un modo di pensare allo stesso momento sia marxista (il materialismo) che americano (la felicità mediante il materialismo capitalistico) e quindi, per via di questa duplicità, forse ancor più valido ed universale delle nuove formule che vengono tirate fuori ogni due per tre. In Italia si è smesso di pensare al “materiale” nel 1979: non siamo per niente (parafrasando uno dei nostri cantanti preferiti) usciti vivi dagli anni ’80.

Perché almeno prima di quei tempi, quando c’erano Dc e Pci, non si faceva confusione. E’ proprio vero: il crollo del Muro di Berlino ha rimesso in discussione qualunque categoria socio-politica preesistente e probabilmente anche comoda per la nostra pigra coerenza. E allora che si dia la stura ai fasci-gay.

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