Formigoni alla riscossa

By Redazione

settembre 27, 2011 politica

Tra ventenni ingabbiati nel partito e delfini che arrancano all’ombra del capo, il più giovane sembra lui, Roberto Formigoni. Sessantaquattro anni e non sentirli, perché il governatore lombardo, dal 1995 al Pirellone, cavalca i tempi, si rinnova col web e non rinuncia mai alla vocazione nazionale che, in passato, ha dato fastidio a diversi colleghi. Il presidente della Regione Lombardia è stato “costretto” ad una gavetta più lunga del previsto nella regione locomotiva d’Italia ma ora scalpita ed è pronto al grande passo verso la Capitale.

In estate ha guidato la protesta degli Enti Locali contro la manovra, negli ultimi giorni ha inaugurato il valzer delle opinioni azzurre dettando la sua ricetta per il futuro del partito. Dapprima in alcune dichiarazioni pubbliche e poi con un’intervista concessa a Repubblica. La road map formigoniana è chiarissima: primarie per tutti (premier compreso), nuova legge elettorale (con reintroduzione delle preferenze), riforme sostanziali in breve tempo altrimenti elezioni nel 2012. Qualcuno lo bolla come dissenziente capriccioso all’interno del Pdl ma lui ci tiene a precisare che pugnalare Silvio “sarebbe come pugnalare un padre”.

Ambasciatore del buon governo lombardo, da alcuni giorni Formigoni è vero e proprio animatore del dibattito nel Pdl insieme al collega amministratore locale Alemanno. Prova a interpretare gli umori della gente e ricomincia a parlare di “consenso” ed “elettori”, anche perché lui, a differenza di blasonatissimi luogotenenti pidiellini, può contare su una base affezionata di seguaci (cattolici, ciellini, moderati ecc.) che accudisce costantemente.

Si era presentato quest’estate al Meeting di Rimini con lo slogan tricolore “cerchiamo nuove idee per l’Italia” e una massiccia campagna di marketing tra t-shirt. orologi e braccialetti. Oggi mobilita i sostenitori tramite i social network e le nuove tecnologie. Il suo sito è aggiornatissimo e propone una newsletter settimanale, su Facebook ha 7.500 fan, altrettanti followers dalle parti di Twitter, mentre su Youtube dispone di un canale personale aggiornatissimo, senza dimenticarsi di flickr dove custodisce un book fotografico abbastanza ricco.

Ora più che mai Formigoni può giocare una carta importante nell’agone politico, quella del cristianesimo. Lui, cattolico praticante, esponente di punta di CL e amico del nuovo arcivescovo di Milano Angelo Scola, rappresenta un ponte sicuro tra Chiesa e centrodestra anche all’indomani del severo monito di Bagnasco.

“Quando la Chiesa parla lo fa a ciascuno di noi, nessun cristiano pensa di essere immune dai richiami pastorali, a cominciare da me. Tutti dobbiamo ascoltare, anche il premier”, parola di Formigoni che si spende da mesi per un Pdl a immagine e somiglianza del Partito Popolare Europeo, con l’obiettivo di fermare “gli estremisti che fanno male al partito” e cercando nuovi spazi per l’iniziativa dei cattolici, compresa una futuribile alleanza con l’Udc di Casini dove militano vecchie conoscenze del Formiga come Volontè e Buttiglione.

Al momento però, le parole che fanno più rumore sono quelle relative allo svecchiamento dell’ovile berlusconiano. “E’ finita la stagione dei nominati dal partito”, annuncia il governatore che comunque ribadisce di non aver avuto “nessunissima responsabilità nella candidatura di Nicole Minetti”. Basta cooptazioni, bisogna eliminare “i nominati dall’alto”, ci vogliono le primarie a partire dai segretari provinciali, ma soprattutto “quel che voglio è che la nuova epoca del Pdl sia fondata su una concezione non dinastica ma democratica”.

Concetti tutt’altro che nuovi, già suggeriti in tempi non sospetti da bloggers, opinione pubblica e qualche politico coraggioso, ma ora che a parlare è il Governatore della Lombardia, con una discreta esposizione mediatica e una base che freme, lo scenario si fa sempre più interessante. Cosa dirà Alfano?

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