Clericolaici per il dopo Cav

By Redazione

settembre 27, 2011 politica

“Possiamo solo confidare nell’invito da parte della Chiesa ai cattolici del Pdl, come Roberto Formigoni e Maurizio Lupi, a staccare la spina al governo Berlusconi”, dice a Reuters Giorgio La Malfa. La frase, in bocca ad un laico convinto, storicamente rappresentante in Parlamento dei cosiddetti poteri forti, appare quantomeno originale. Ma La Malfa insiste: “Oggi nessuno, né la massoneria, né nessun’altra organizzazione, può esercitare una forza di persuasione su esponenti del centrodestra come la Chiesa per mettere fine a questo inesistente governo”.

La Malfa spiega così quanto sta avvenendo da qualche settimana soprattutto nel dibattito sui giornali attorno alla ricomposizione di un’area politica moderata che sappia prendere l’eredità dell’attuale Pdl, considerato da sondaggi e analisti in parabola discendente con la fine del cosiddetto berlusconismo. Due giorni fa era La Stampa di Torino a dedicare un’intera pagina all'”attesa per il discorso del cardinal Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Cei” di lunedì sera. L’analista di questioni ecclesiali Andrea Tornielli scrive che su “politica e questione morale ora i vescovi alzano la voce”, evidentemente presumendo – a ragione – toni molto duri nell’intervento di Bagnasco. E’ da tempo che da parte di una fetta consistente del mondo imprenditoriale si sta guardando con attenzione a quanto avviene nel mondo cattolico a partire dal “manifesto per la buona politica” che a inizio luglio sette organizzazioni cattoliche firmarono: Cisl, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti, Acli, Movimento cristiano lavoratori e Compagnia delle opere. Fu proprio La Stampa di Torino, quotidiano di casa Fiat, a tematizzare a metà agosto quanto avveniva nel mondo associativo cattolico in chiave post-berlusconiana.

Finché sul tema si è gettata anche la corazzata del Corriere della sera prima con un editoriale del suo notista politico Massimo Franco, poi con quattro pagine di inchiesta il 20 settembre sul tema “è ora di tornare a essere protagonisti” da parte dei cattolici per non rimanere schiacciati dalla “grande paura di essere travolti dall’iceberg berlusconiano che si scioglie”. Per il vice direttore di Europa (quotidiano del Pd) Giovanni Cocconi è “un’attenzione inedita per un giornale di tradizione laica come il Corriere ma non casuale e che sembra confermare i rapporti che da qualche tempo un azionista importante di via Solferino, Luca Cordero di Montezemolo [presidente della Ferrari], sta coltivando con pezzi del mondo cattolico”. Secondo Cocconi “a raccogliere i frutti di un disegno politico coltivato a lungo prima dal ministro Maurizio Sacconi (già promotore due anni del Manifesto delle sette organizzazioni cattoliche steso agli inizi di luglio del quale si accennava prima), e poi da Giulio Tremonti, entrambi ormai fuori gioco, sarebbe interessato proprio Montezemolo”. Che non si tratti solo di supposizioni ma di qualcosa di più c’è una gran mole di articoli usciti in queste settimane a testimoniarlo. Ma quale potrà essere la sponda politica di tanto agitarsi? Per Massimo Franco del Corsera bisogna guardare sul fronte politico interno al Pdl con attenzione anche alle “voci di un documento assai critico col governo che Beppe Pisanu si preparerebbe a presentare con l’ex premier Lamberto Dini e l’ex presidente del Senato Marcello Pera. E, sul fronte opposto, è in surplace l’ex ministro Giuseppe Fioroni, iperattivo nei confronti della Cei e tentato di lasciare il Pd per entrare nel futuro partito di Pierferdinando Casini”.

L’Udc ovviamente guarda con molto interesse a tutto questo agitarsi e il suo presidente Rocco Buttiglione precisa a Reuters che tanto protagonismo di esponenti di primo piano della Chiesa non deve essere inteso come “un nuovo collateralismo” e cerca di raffreddare possibili entusiasmi a breve notando che “gli sbocchi politici di un lavoro che è soprattutto pre-politico sono tutt’altro che scontati”. Il Corriere della sera per dare peso al dibattito ha intanto arruolato firme prestigiose del passato. Il 21 settembre Giulio Andreotti dalle pagine del giornale di via Solferino ammoniva che “senza un punto di riferimento che vada oltre l’occasionale, il contingente, è quasi impossibile creare un nuovo soggetto politico” e che “se manca la base morale, è difficile essere poi capaci di attrarre gente e in particolare i giovani”. E ieri l’ex ministro al Bilancio Paolo Cirino Pomicino ha scritto che “il pensiero democratico-cristiano è una delle culture necessarie per ricostruire un’Italia diversa”. Non è un caso quindi se già a metà luglio Guido Moltedo su Europa titolava un articolo su questo gran movimento “il cardinale e la Balena”, intesa come Balena bianca, la metafora akabiana che Giampaolo Pansa affibbiò alla Dc all’inizio degli Anni 80. Moltedo si riferiva allora al cardinal Tarciso Bertone, segretario di Stato vaticano, protagonista di tutto questo dibattito.

Ma intanto è sceso in campo un altro esponente di rango di Santa Romana Chiesa: Angelo Scola ha preso possesso della diocesi di Milano ed ha già annunciato incontri con il mondo politico locale (che l’ha accolto in pompa magna, da Formigoni e Giuliano Pisapia) e quello imprenditoriale, cioè con il gotha della classe dirigente italiana proprio nel mezzo della gravissima crisi politico-finanziaria che stiamo attraversando. Non a caso, a salutare Scola con un articolo che ha fatto scalpore per peso e contenuti è sceso in campo anche il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli. Prossimo appuntamento per gli appassionati del tema sarà al convento Montesanto di Todi il 17 ottobre quando si riunirà il Forum del mondo del lavoro (comprese le sette associazioni di cui sopra). A porte chiuse. Ma il dibattito è aperto, apertissimo.

Paolo Biondi è senior correspondant di Reuters

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