Drive

By Redazione

settembre 25, 2011 Cultura

Il vero cinema è “Drive”, premio per la migliore regia per Nicolas Winding Refn all’ultimo Festival di Cannes, nelle sale italiane a partire dal 30 settembre grazie a 01 Distribution e a Fulvio e Federica Lucisano, e non i film cinesi, di maniera, che Mueller premia a Venezia, minimo con il secondo premio, da svariati anni a questa parte. Azione, sesso, soldi e sangue. La ricetta è sempre quella. Bisogna vedere come la si amalgama. Oltretutto anche la durata da 95 minuti, che con gli attuali standard è quasi un cortometraggio, aiuta molto.

La trama è semplice: siamo davanti, sin dalla prima scena, a un bravissimo pilota sconosciuto e taciturno che di giorno fa il  meccanico di prototipi da corsa  e lo  “stunt” per il cinema, ma di  notte fa il pilota per i rapinatori che lo contattano a un numero di telefono che poi dopo un minuto non esiste più. Lui lavora così: ti do cinque minuti, ti aspetto all’uscita del posto dove mi hai dato l’appuntamento, al sesto minuto la macchina non c’è più e tu non saprai dove trovarmi.

Una musica assordante e bellissima completa il panorama, una colonna sonora davvero notevole quella di Cliff Martinez. Tutto questo finché il personaggio interpretato da Ryan Gosling, che per tutta la durata del film sarà identificato sempre e solo come “driver”, non incontrerà Irene (Carey Mulligan), la moglie di un galeotto molto sfortunato, cioè Standard (Oscar Isaac). L’amore trasformerà il gelido pilota in qualcosa di molto simile a Madre Teresa di Calcutta, ponendolo a rischio di morire. E tutto per tentare, invano, di cacciare fuori dagli impicci l’ex galeotto che si è messo nei guai in carcere chiedendo la protezione della mafia.

Detto questo, il film del regista danese premiato, applaudito e osannato a Cannes, ha un retroscena che lui stesso ha raccontato in conferenza stampa: “Per molti anni la major Universal aveva cercato di farlo con un  budget di 40 milioni, sognando un film  con Hugh Jackman. Non se n’è mai fatto nulla, anzi, mi stupisce che Universal ne avesse preso i diritti, perché si trattava di un libro molto difficile.” Winding Refn, il cui padre fa da montatore al film, viene da una lunga collaborazione con Lars Von Trier interrottasi proprio dopo le idiozie anti semite proferite a Cannes dal regista del bellissimo “Melancholia”. La sceneggiatura del film è invce opera del bravissimo Hossein Amin e il soggetto è tratto da questo “strano” racconto di James Sallis.

Alla fine il film lo si è fatto con meno della metà del budget iniziale previsto dalla Universal e tutto con esterni in Los Angeles. Ma in America, dove è uscito già dallo scorso 16 settembre, è già campione di incassi. E il regista, ribattezzato il Tarantino di Danimarca, ha persino imposto un proprio inprinting al genere dei film di “sesso, soldi e sangue”.

 

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