E Saremar fece il buco

By Redazione

settembre 23, 2011 politica

Quest’anno alla Sardegna la crisi e il caro traghetti sono costati qualcosa come il 25 per cento di presenze turistiche in meno. La politica attuata dai vari armatori di traghetti come Moby, Snav e Sardinia Ferries non è stata neutrale per questo stato di cose. In alta e media stagione infatti il prezzo andata e ritorno da Livorno o da Civitavecchia per una famiglia media, auto e cuccetta per due o quattro persone, si è aggirato sui 600 o anche settecento euro per un andata e ritorno. In taluni casi anche di più. Per questo quando è scesa in campo la Regione Sardegna con la Saremar, Sardegna regionale marittima, con le sue navi Dimonios e Scintu, che da metà giugno a metà settembre hanno coperto le due rotte turistiche più importanti, Golfo Aranci ­ Civitavecchia e Porto Torresa- Savona Vado Ligure, molti hanno gridato al miracolo. Infatti i prezzi erano più bassi di almeno un terzo se non della metà.

Peccato però che la cosa sia stata gestita pressochè in perdita perché se i ricavi dei biglietti sono stati pari a 6 milioni e mezzo di euro, le spese, così come calcolate dagli analisti della concorrenza sono state superiori agli 8 milioni di euro. Ed è notorio che lo stato non potrà appianarle pena l’infrazione europea delle norme sulla concorrenza che gli altri vettori potrebbero attivare. A essere stato messo in croce è stato il governtore della Sardegna Ugo Cappellacci che in un primo momento aveva promesso che anche in inverno le due navi avrebbero fatto la spola tra il continente e la Sardegna ma che di fatto non ha potuto mantenere le buone intenzioni per paura di fare il botto. Molti gli rimproverano anche le sponsorizzazioni pubblicitarie al meeting di Cl e in genere un alto budget per l’immagine, ma questo è un altro discorso. A fine giugno, quando già si era capita la mala parata del caro traghetti, Cappellacci e l¹assessore regionale ai trasporti Christian Solinas erano anche stati auditi dalla commissione trasporti al Senato. Perché spiegassero il senso dell¹iniziativa.

A margine dell’audizione Solinas diceva testualmente ai giornalisti che “se si abbandonassero i collegamenti alle sole logiche di mercato allora i privati potranno decidere di effettuare solo le rotte remunerative e solo in alcuni periodi dell’anno sprofondando la Sardegna e il suo sistema economico, produttivo e sociale in un isolamento letale. Evidentemente non possiamo permetterci tutto questo, nè possiamo assistere inermi alla consegna della Compagnia marittima di bandiera senza che la Sardegna abbia potuto tutelare i propri interessi vitali e garantirsi un ruolo di regolatore del mercato nei prossimi decenni su quantità e frequenza delle rotte, politiche tariffarie e standard qualitativi del servizio. Su questo riteniamo di avere ragioni storiche, politiche, economiche e giuridiche che intendiamo tutelare in tutte le sedi”. Solinas per al cronaca è anche l’esponente sardista della giunta Cappellacci.

E in precedenza aveva dichiarato che “la Sardegna è a Roma per dire, che qui ed oggi, si gioca una partita molto più importante ed ampia del solo caro tariffe, che segnerà il futuro degli assetti del cabotaggio marittimo sul Tirreno per i prossimi cinquant’anni. La politica ha oggi la responsabilità di essere lungimirante e concreta perché il nodo della questione è quel che succederà tra otto anni quando finiranno contributi statali per oneri di servizio pubblico pari a 72,5 milioni di euro l’anno”. Di fatto però l’esperimento dei due grandi traghetti da 484 posti letto e 840 posti ponte, oltre ai 2078 posti auto e camion, era stato funestato da una selva di polemiche e di scioperi, l’ultimo dei quali, dichiarato per il 6 settembre, aveva rischiato di rendere molto difficile il rientro di migliaia di persone. Adesso i concorrenti privati fanno la guerra a Saremar, sapendo che gli aiuti statali a una gestione in passivo non saranno più possibili sotto nessuna forma. Ma la storia di questo esperimento di legittima difesa attuato dalla regione Sardegna, è bene ricordarlo, prese il via gennaio.

Quando ­ per usare le parole dello stesso Cappellacci ­”la Giunta regionale ha inviato una prima segnalazione all’Antitrust”. Questo perché le maggiori compagnie avevano di fatto iniziato una politica di cartello al rialzo. “Poiché ogni tentativo di dialogo si è rivelato inutile – ha evidenziato il presidente, che nel mese di marzo aveva convocato un tavolo tecnico con tutti i principali armatori – nel mese di aprile abbiamo inviato un ricorso all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, che ora sta svolgendo l’istruttoria, e abbiamo deciso di assicurare i collegamenti con la Saremar, società di proprietà della Regione”. E questo perchè “un cittadino di Roma, di Milano o Torino si ribellerebbe, se chiudessero un’autostrada o se vi fosse un aumento spropositato dei prezzi. A maggior ragione noi Sardi non possiamo tollerare che qualcuno possa interdire al nostro Popolo il mare e il cielo. Così, quando qualcuno ha pensato di “chiudere le porte” della Sardegna e di mettere in questo modo in discussione non solo i diritti dei singoli cittadini, ma anche le possibilità di sviluppo della nostra Isola, abbiamo dovuto reagire con la giusta determinazione: con la Scintu e la Dimonios abbiamo riaperto la porta con un calcio”.

Ma si sa, di buoni propositi è lastricata ogni strada che conduce all’inferno. Ci sarebbe questo buco che secondo stime della concorrenza, supererebbe i due milioni di euro. I bilanci ufficiali si incaricheranno di ridimensionare ovvero di ampliare queste stime. Solo che incombe già la stagione turistica del 2012. La Sardegna non può permettersi ulteriori cali di presenze e una nuova politica al rialzo da parte del cartello delle compagnie degli armatori, “i signori dei traghetti”. E forse la Regione Sardegna non potrà neanche permettersi una seconda stagione delle due navi Saremar che quest¹anno hanno tentato di arginare la cosa. Per il governo questa grana potrebbe essere non dissimile da quella dell’Alitalia. Ma una cosa è certa: né i sardi possono farsela a nuoto quando devono andare in continente, né i turisti possono fare altrettanto quando vorranno andare in Sardegna in vacanza.

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