Cairo: pagati per l’assalto

By Redazione

settembre 21, 2011 Esteri

La fonte è il quotidiano di ispirazione governativa “al Aharam”, le piramidi. La notizia non sarebbe clamorosa bensì laconicamente prevedibile: coloro che hanno assaltato lo scorso 10 settembre l’ambasciata israeliana al Cairo sarebbero stati pagati da uomini dei cosiddetti servizi deviati egiziani, ancora fedeli a Mubarak, allo scopo di provocare la repressione di piazza che poi ha portato a tre morti e al congelamento delle relazioni diplomatiche tra Egitto e Israele.

Fonte e notizia sono state riprese domenica dal “Jerusalem Post” in questi termini: “i partecipanti vennero radunati il giorno prima l’attacco e portati  da “autobus di lusso turistici” a mangiare una sontuosa cena. Fu loro detto che dovevano vendicarsi contro Israele “per i nostri bambini” che sono stati uccisi al confine”. Poi vennero istruiti per provocare i disordini. Secondo il rapporto, le buste distribuite a tutti i partecipanti contenevano soldi, cifre  che vanno da cinque mila a undicimila sterline egiziane. Poi tutti d’accordo per ritrovarsi il giorno dopo, alle 5 del pomeriggio “in varie località come lo zoo e il campus dell’Università del Cairo, per poi  andare all’ambasciata e creare il caos”. Israele fu costretta a far evacuare l’ambasciata con un aereo mandato apposta da Nethanyahu che ha portato via l’ambasciatore, Yitzhak Levanon, e circa 80 dipendenti con le rispettive famiglie. Un secondo aereo ha messo in salvo anche le sei guardie scelte del Mossad.

La testimonianza del quotidiano “Al Ahram” non sembra incompatibile  con le affermazioni fatte in Italia alla presentazione del proprio nuovo libro, dallo scrittore egiziano Alaa al-Aswany, l’autore del bellissimo Palazzo Yacoubian, un libro che ha raccontato con anni di anticipo, se non con decenni, la vera natura corrotta del regime di Sadat prima e di Mubarak poi. Aswany che stava a Roma per presentare una raccolta di propri articoli dal 2006 a oggi, ha detto alla gente presente che “ci sono prove fotografiche raccolte dai manifestanti che dimostrano che le persone davanti l’ambasciata erano le stesse che poche settimane prima, quando si era aperto il processo a Mubarak, fuori dal tribunale hanno assalito i familiari delle vittime della repressione”.

Secondo lo scrittore “episodi come l’attacco all’ambasciata israeliana  sono azioni messe in piedi da quello che resta degli apparati di sicurezza di Mubarak per rovinare l’immagine della rivoluzione e per far credere agli egiziani che il paese rischia il caos.” Un copione già visto anche in Italia ai tempi degli anni di piombo.

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