Esegesi di Terry De Nicolò

By Redazione

settembre 20, 2011 politica

Maria Teresa “Terry” De Nicolò, quarantenne barese ed escort di professione, balzata all’onore delle cronache ai primi di agosto per alcune cene a Palazzo Grazioli con l’imprenditore Tarantini e il Presidente del Consiglio Berlusconi. Fin qui niente di strano, nel senso che dopo pochi giorni il suo nome era già lettera morta, dimenticato nel calderone delle escort di Palazzo Grazioli insieme a quello di decine di altre ragazze. E invece, no.

Dopo un mesetto in sordina l’abbiamo ritrovata qualche sera fa in un’intervista a “L’ultima Parola” che sta già facendo il giro del web; dichiarazioni forti, giudicate scandalose e inaccettabili dai più, che però sarebbe interessante passare sotto la lente d’ingrandimento, scevri da giudizi morali di qualsiasi tipo, per tracciare un quadro della situazione della nostra classe dirigente il più oggettivo possibile. Non capita tutti i giorni che un testimone privilegiato come la De Nicolò parli a ruota libera: capire, anziché rifiutare in toto, è uno sforzo doveroso, ed è il motivo che ci spinge a proporre di seguito alcuni passaggi-chiave del suo intervento lasciando che sia il lettore ad esprimere un giudizio di valore.

“Tarantini era un imprenditore di successo. Tutti lo vedevano come un mito perché era riuscito ad arrivare all’apice, e anche quelli che oggi lo denigrano in realtà sono invidiosi perchè non potranno mai vivere nemmeno un giorno come lo ha vissuto lui.”

Generalizzando, le qualità dell’imprenditore di successo sono la popolarità e uno stile di vita sopra le righe.

“Se tu sei una bella donna e ti vuoi vendere devi poterlo fare, perché la bellezza è un valore che non tutti hanno, come la bravura di un medico. Chi non lo capisce deve stare a casa.”

Dopo aver citato Sgarbi dicendo che “la bellezza ha un valore”, la De Nicolò va oltre (non del tutto consapevolmente, ndr) sostenendo che l’aspetto fisico è di per se stesso un valore. La bellezza è una qualità morale, un principio di vita da seguire, una virtù in grado di elevare l’animo di chi la possiede.

“La definizione di donna-tangente (strumento di cui si servono gli imprenditori per ottenere appalti dai politici) è sbagliata, perché da che mondo è mondo questo sistema esiste fin dalla Prima Repubblica.”

A parte la sottigliezza lessicale, la De Nicolò non nega che spesso il corpo femminile sia uno strumento largamente utilizzato al fine di corrompere qualcuno.

“Se un imprenditore non si serve di una donna per ottenere appalti, sicuramente utilizzerà qualche mazzetta. Quando sei onesto non fai un grande business, rimani nel piccolo, se vuoi aumentare i numeri devi rischiare: è la legge del mercato ed è giusto che sia così, anche se purtroppo qui quest’idea non viene capita. C’è un’idea cattolica e morale tipica della sinistra che non tollero: tutti devono guadagnare duemila euro al mese, tutti devono avere gli stessi diritti… No. Se tu vuoi guadagnare duemila euro al mese stai a casa, se ne vuoi guadagnare ventimila devi metterti sul campo e vendere tua madre.”

E’ questo l’unico passaggio in cui ci sentiamo di contraddire la De Nicolò, non per un fatto di etica ma per un errore logico alla base del suo ragionamento. Se lo Stato è guidato dal capitalismo puro, al punto che anche la giustizia sociale viene considerata un fatto negativo per l’economia, non ci può essere spazio per tangenti o escort. La legge pura dell’economia non può coesistere con due delle principali distorsioni del mercato; le scelte economiche come l’assegnazione degli appalti, coerentemente con l’ottica della De Nicolò, dovrebbero essere ponderate solo sulla base di criteri economici.

“Lui non paga, è la gente che si fionda da tutte le parti. […] Cosa vuoi che sia il rimborso spese che dava, che faccio, vado lì davanti all’imperatore con una pezza da cento euro? Minimo con un abito di Prada e con dei gioielli importanti, d’altronde lui è un esteta e li apprezza.”

Detto altrimenti, ricevere soldi da Berlusconi non sarebbe un pagamento per le prestazioni  sessuali o per la bella presenza, ma un rimborso per il disturbo e per permettere alle escort di presentarsi vestite in modo adatto alla situazione. Ovvero, a una cena con l’Imperatore.

Mettendo insieme i pezzi, il quadro appare abbastanza chiaro. Ad oggi, in Italia il buon imprenditore è un uomo di successo con una vita “spericolata”, che ama circondarsi di donne virtuose, e quindi molto belle, che generalmente ricevono una contropartita in denaro per le loro virtù. Dal punto di vista professionale, il buon imprenditore è colui che ricorre a qualsiasi mezzo per raggiungere i propri scopi, e non necessariamente colui che è in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro. Questo perché, sempre secondo la De Nicolò, la prostituzione e le tangenti andrebbero sdoganate, visto che ad oggi rappresentano degli strumenti vincenti; chi non vi ricorre è una “pecora”, mentre il buon imprenditore deve essere un “leone”. Che questo meccanismo ben oliato non sia una novità è  indubbio, ma durante la Prima Repubblica citata dalla De Nicola la gente avrebbe rifiutato con sdegno di confrontarsi con questa realtà. Dopo Tangentopoli gli italiani hanno accettato la verità e hanno imparato a convivere con questo sistema. Ora abbiamo fatto un nuovo salto in avanti: da questa intervista si evince chiaramente che la logica clientelare sia un diritto/dovere di qualunque individuo sano di mente.  Se sia un bene o un male, questo spetta a voi stabilirlo.

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