Tentazione rimpastino

By Redazione

settembre 19, 2011 politica

Puntellare la maggioranza, mettersi al riparo da imboscate, minimizzare il peso della Lega: sono questi i motivi principali per cui Silvio Berlusconi ritiene necessario un mini-rimpasto di Governo. A finire sul giro d’aria sarebbero in tre: Prestigiacomo, Romano e l’ex pupilla Mara Carfagna.

Partiamo dal ministro dell’ambiente. Pagherebbe la cronica incapacità di andare d’accordo con Giulio Tremonti e un sostanziale isolamento all’interno dell’esecutivo sui principali temi eticamente sensibili. Non un passaggio di poco conto, in un momento in cui larga parte dei ministri si trova impegnata a costruire ponti d’oro per gli amici-nemici dell’Udc. Molto simili le motivazioni che porterebbero all’avvicendamento alle pari opportunità, dove Mara Carfagna, indebolita dai gossip sulla sua relazione con Italo Bocchino, pare aver perso smalto e grinta e si vedrà costretta ad un passo indietro che molto spesso aveva minacciato in prima persona.

Per Saverio Romano, invece, si tratterebbe di un avvicendamento figlio di una nuova strategia. Via tutti gli inquisiti e largo al nuovo motto: “Berlusconi è un perseguitato ma non tutti lo sono”. Difficile,infatti, pensare di sollevare un conflitto con le toghe ad ogni singolo rilievo contro un membro della maggioranza. Meglio concentrarsi sull’eccezione berlusconiana e dare l’impressione di essere inflessibili contro chiunque venga sospettato di reati infamanti. Finirebbero a mare, dopo Alfonso Papa, sia il ministro Romano che Marco Milanese e, con lui, verrebbe ridimensionato nettamente anche il ruolo di Giulio Tremonti.

Ma per tre ministri pronti a lasciare i rispettivi dicasteri ci sono almeno dieci uomini pronti a fare le valigie per saltare su un auto blu ed entrare nella compagine governativa. I boatos riportano i nomi di Adolfo Urso al posto di Saverio Romano e di due non-politici per i dicasteri dell’ambiente e delle pari opportunità. A meno che non si riesca a chiudere un accordo con l’Udc con l’appoggio degli uomini di Casini in cambio di due poltrone. Il ribadito “no,grazie” pidiellino ad ogni ipotesi di governo tecnico e la lite Casini-Di Pietro lasciano intendere che una nuova maggioranza, allargata, è possibile.

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