Avvocati vs Metodo Napoli

By Redazione

settembre 19, 2011 politica

La politica, specie quella più vicina al centrodestra, lo ha scoperto una decina di giorni orsono, con colpevole ritardo sul resto dei comuni mortali, e parla già di “metodo napoletano”. Che poi sarebbe quello che si starebbe applicando al premier Silvio Berlusconi. Nel tentativo di interrogarlo come teste senza avvocato. Il tutto bypassando la condizione di “indagato per reato connesso”, e come tale non obbligato a deporre né a dire la verità. L’Unione delle camere penali invece se n’è accorta da qualche anno.

Da quando migliaia di futuri imputati venivano sentiti, su input dei pm di mezza Italia, dalla polizia giudiziaria come testi. Il tutto per raccogliere indizi e prove contro colui che presto diventerà indagato e poi imputato senza le necessarie garanzie. Secondo l’Ucpi, presieduta pro tempore da Valerio Spigarelli, l’inchiesta napoletana dimostra “che in questo Paese è normale che vengano emesse ordinanze di custodia cautelare, per un reato come l’estorsione, prima ancora di aver interrogato la presunta vittima e prima di avergli chiesto dove mai il fatto si sarebbe consumato”. “Il che fa dubitare – continua la nota –  dello stato delle garanzie, per tutti i cittadini non solo per Berlusconi, e della reale finalità di questo braccio di ferro processuale, che senza ipocrisie segna l’ennesimo capitolo dello scontro tra politica e magistratura”. Il “metodo napoletano” in America è consentito all’Fbi solo da quando esiste il “patriot act”, ma esclusivamente nell’ottica di fare un contratto a un futuro pentito e solo per atti di terrorismo o in indagini di criminalità organizzata.

Una volta raggiunto l’accordo l’arrestato (o l’indagato) viene “mirandized”, cioè sottoposto alle garanzie del Miranda act, dal nome di un cittadino ispanico che un bel po’ di anni fa fece causa (e la vinse) al governo americano proprio sulla faccenda delle garanzie processuali per gli imputati. Inoltre negli States esiste il quinto emendamento e nessuno può essere obbligato a testimoniare contro sé stesso. In Italia, al contrario, anche per semplici furti di galline, come per reati dei colletti bianchi, di terrorismo, di rapina e quant’altro, quando un pm sospetta qualcuno, cerca di incastrarlo interrogandolo come persona informata dei fatti. Il tutto in assenza del difensore.

E con l’obbligo di non mentire al magistrato o al poliziotto da lui delegato, pena l’incriminazione per reato di false comunicazioni al pubblico ministero. Che può prevedere l’arresto “in flagranza”. Un attimo dopo che ha detto la cosa che lo compromette, nella migliore delle ipotesi, viene invitato a nominarsi un avvocato. Ma gli interrogatori possono andare avanti anche per mesi, finchè non si è costruita la ragnatela intorno al sospetto. Più volte i tribunali di merito hanno azzerato le prove raccolte così, ma la prassi delle procure italiane è quella di “provarci comunque”. E i garantisti non possono chiudere gli occhi, e avallare questo “metodo napoletano”, solo perché Berlusconi ormai in Italia non sembra sopportarlo più nessuno.

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