“Shadow”, la genesi del terrore

By Redazione

settembre 16, 2011 Cultura

In un mondo ancora non dominato dal terrore di stampo qaedista si svolge una spy-story che è qualcosa di più. È una ricostruzione – di fantasia, certo, ma estremamente aderente alla realtà – di quello che il cosiddetto Occidente ha fatto per fermare l’attacco alle Torri Gemelle che ha squassato New York l’11 settembre di dieci anni fa. Salvatore Mazza, vaticanista di lungo corso e autore televisivo di successo, tratteggia in “Shadow” – edito per i tipi della Albatros, 19 euro e cinquanta per 444 pagine – un affresco imponente e di dimensioni considerevoli. Le domande da cui parte sono quelle che si pone il vice caposezione per il Medio Oriente del Sis (i Servizi segreti inglesi) Cecile Barret nel gennaio del 1999. Quando, su indicazione di un informatore estremamente fuori dalle righe – un mercante d’armi ed ex campione di rugby sudafricano – nota l’improvvisa scomparsa del numero due di Hezbollah dal suo teatro di riferimento, ovvero Beirut. Da allora, decidendo di protocollare l’indagine con il nome di Shadow e non con il numero seriale, ha inizio una corsa contro il tempo furibonda. Afghanistan, Pakistan, Turchia, Libano, Egitto, Germania, Italia, Svizzera, Spagna e Stati Uniti sono i palcoscenici su cui si muove la Barret e il suo “Otto”. Lavorando con in mente le infinite possibilità che il terrorismo di matrice islamica (ai suoi albori nell’ambito della “Rete” dello sceicco del terrore bin Laden) pone a chi cerca di fermarlo.

Il libro, oltre a essere estremamente ben scritto, rivela una conoscenza profonda non soltanto delle realtà che descrive ma anche dei servizi di sicurezza e del controspionaggio del mondo occidentale. I personaggi sono tratteggiati per una volta in maniera non stereotipata, e la protagonista ha una complessità psicologica che il lettore impara ad apprezzare quasi subito. Insomma, nulla a che vedere con la sceneggiatura di un cine-panettone hollywoodiano sulla tragedia che più di tutte ha inciso nella carne gli Stati Uniti e il loro potere. Colpisce inoltre nel testo l’assoluta veridicità delle teorie proposte, e mentre gli eventi si svolgono sembra di avere a portata di mano una guida che riesce a indicare la strada senza far perdere anche il lettore meno avvezzo ai fatti – complicatissimi – che caratterizzano quel pezzo di mondo noto come Medio Oriente. Salvatore Mazza, giornalista professionista ed inviato, lavora ad “Avvenire” e da ventotto anni segue il Vaticano; oltre ad essere Presidente dell’Associazione internazionale dei giornalisti accreditati in vaticano (Aigav), è impegnato nei settori del terrorismo ed antiterrorismo. Questa seconda caratteristica si nota tutta nella lettura del testo, una conoscenza che appassiona e che rende comprensibili procedimenti ai più del tutto ignoti.

La pubblicazione del testo arriva inoltre nel decennale della strage delle Twin Towers e del Pentagono, il primo attacco portato sul territorio americano: e la scelta di ambientarlo negli oltre dieci anni che precedono l’attacco fanno pensare. Anche la descrizione originaria dello sceicco Osama bin Laden, che il presidente americano Barack Obama ha dichiarato morto alcuni mesi fa, rende perfettamente la psicologia di un individuo che – lungi dall’essere quella mente perfetta del crimine che il mondo ci ha raccontato dopo l’11/9 – è nel libro, ma non solo, un fanatico assetato di sangue, senza troppa intelligenza ma con la capacità di riscaldare gli animi di coloro che il fondamentalismo ha già reso folli. Non solo al Qaeda, ovviamente, ma anche Hezbollah e tutto il network di terroristi che ancora affollano il Vicino e il Medio Oriente: ed ecco che “Shadow”, oltre a essere una piacevole lettura, si rivela un manuale utile per chi vuole cercare di capire in che modo potrebbero – e forse possono – ragionare coloro che hanno fatto dell’odio e del terrore una ragione di vita.

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