Il successo fa esondare le toghe

By Redazione

settembre 16, 2011 politica

Avevo proprio sbagliato tutto giorni fa, quando esprimevo l’opinione che il Partito dei Magistrati non fosse andato in ferie ma che, oramai, volesse abbandonare il Cavaliere al braccio secolare dei grattacapi della crisi europea e delle diatribe interne della Maggioranza essendovi aria di armistizio o, magari, di resa. Il Partito dei Magistrati, invece, da quell’orecchio non ci sente: o perché non è affatto convinto di aver disarcionato il Cavaliere o per la foia di voler partecipare all’ultimo linciaggio, o perché al suo interno c’è sempre qualcuno che vuol fare l'”eroe della sesta giornata” (ce n’erano già nel Risorgimento!). Se è andato in ferie, è tornato presto e con un gran voglia di spendere in furiosi attacchi le energie ritemprate al mare ed ai monti.

Quel che stiamo vedendo in questi giorni supera ogni precedente primato di arroganza e di grottesco. Da ultimo: i magistrati che minacciano di mandare a prelevare Berlusconi a domicilio, perché vada a Napoli a dichiararsi vittima di una estorsione. Ma, il fatto più grave, proprio per l’evidenza del venire a galla dei principi di fondo del pangiurisdizionalismo e della pretesa del P.d.M. di porsi al di sopra dello Stato e di ogni divisione dei poteri, è rappresentato dalla sentenza civile (si fa per dire) di Palermo sulla sciagura di Ustica, che condanna lo Stato per non aver garantito la sicurezza dei trasporti contro eventi criminali o eventualmente anche bellici, insomma, per aver svolto male il suo ruolo conseguente alla sua personalità internazionale.

La logica (si fa per dire) della sentenza di Palermo importa che, domani, si possa chiedere allo Stato il risarcimento perché ha perso una guerra, perché ha concluso un trattato Internazionale rivelatosi dannoso. Aggiungete a questa teoria la possibilità della c.d. class-action e vedete in che mondo finiremo col vivere.

Viene oggi al pettine la sciagurata riforma, cavallo di battaglia, una volta, di Magistratura Democratica, del “giudice unico”, monocratico, fondata sul principio che chiunque abbia vinto il concorso e sia entrato nel sacro ambito della magistratura, sia investito della illuminazione divina, del potere carismatico di decidere su tutto e su tutti. Volevano il giudice monocratico: hanno ottenuto il giudice autocratico. La dott. Paola Proto Pisani della III Sezione Civile del Tribunale di Palermo sarà sicuramente un pozzo di scienza ed un’arca di saggezza. Ma, il potere che si è attribuito di giudicare lo Stato per il cattivo esercizio delle sue funzioni primarie, per non aver saputo garantire quello che i cittadini, con il “contratto sociale” (di cui la dott. Proto deve aver acquisito copia notarile regolamente registrata), si aspettano dallo Stato stesso, è un potere che ne demolisce ogni altro, come pure quello che conferisce alla vivace magistrata la funzione di giudicare. E’ l’anarchia scatenata in nome del diritto, anzi, della giustizia.

Un’anarchia che ha come alternativa proprio lo Stato autoritario, lo Stato-partito.Così le intemperanze estreme del Partito dei Magistrati sembrano oggi ripercorrere a ritroso le vie, sciaguratamente teorizzate qualche decennio fa da Magistratura Democratica, per le quali si è arrivati oggi al grottesco di questi autocrati della giurisdizione. Che pretendono di convocare il Presidente del Consiglio, magari mandandolo a prendere dai Carabinieri, come una volta il Gran Sultano convocava il suo Visir, minacciandolo di farlo frustare.

Forse Berlusconi farebbe bene a valutare in extremis la vera natura del suo maggiore e più pericoloso nemico: il P.d.M., appunto, che non è una combriccola di magistrati comunisti, come spesso egli ha fatto intendere di ritenere, ma, l’espressione di una delle più devastanti tendenze dei nostri giorni alla distruzione dei regimi liberi e democratici. Non solo in Italia. Ergersi a nemico di queste devastanti concezioni significherebbe dare un senso alla forza politica che Berlusconi ha messo assieme, farne il partito delle moderne libertà e della difesa dal più incombente dei totalitarismi. Abbiamo fatto di tutto per anni perché se ne rendesse conto. Forse è davvero troppo tardi anche per sperare. Ma, non è un buon motivo per tacere e far finta di nulla.

(da “Giustizia Giusta“)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *