Durban 3: caramelle avvelenate

By Redazione

settembre 16, 2011 Esteri

Il 22 settembre all’Onu si aprirà la conferenza internazionale contro il razzismo già ribattezzata Durban tre. Boicotatta in partenza da Usa, Israele, Italia, Australia e Germania  visto che nei lavori preparatori ancora una volta, come già per la prima che si tenne a Durban in Sudafrica pochi giorni prima dell’11 settembre 2001, e da allora ha dato il proprio nome alle altre, si fa riferimento a Israele come stato in cui si praticherebbe l’apartheid a  danno dei palestinesi.

Così, per indorare la pillola e non dover fare i conti ancora una volta con un prevedibile fallimento mediatico e organizzativo l’indiana Navy Pillay, l’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, presenta la cosa così: “Il decennale della conferenza di Durban è un’opportunità di alto profilo per galvanizzare la lotta contro il razzismo e per ribadire i contenuti del piano avviato nel 2001 contro discriminazioni e xenofobia. Problematiche che, vergognosamente, restano tra le più stringenti dei nostri tempi”. Tante belle parole per dire nulla, sulla falsariga dei politici italiani ed europei si potrebbe obiettare.

Ma la Pillay fa anche un ipocrita riferimento politically correct, ricordando un recente viaggio effettuato in Israele lo sorso febbraio: “la  mia visita ha ricordato che odio razziale, crimini contro l’umanità e genocidio non devono  mai essere tollerati, e che l’Olocausto non può e non deve mai essere dimenticato”. E ancora: “Un tale appello è contenuto nella Dichiarazione ed esorta tutti noi ad utilizzare la memoria dell’Olocausto come forza trasformatrice, la nostra esperienza collettiva e l’eredità del passato al servizio di un futuro libero dal razzismo”. Tutte parole condivisibili se non fosse che le ong che hanno promosso Durban I e Durban II e poi Durban III in realtà sono legate all’estremismo islamico e finanziate da  stati come Sudan, Pakistan ed Egitto che al contrario indicano in Israele la radice di tutti i mali mondiali. Questo Navy Pillay ovviamente non può fare a meno di saperlo. Come non può far finta di non avere visto i manifesti pro Osama bin Laden dell’edizione dell’agosto 2001 in Sud Africa o i cartelli con la svastica e la stella di Davide equiparati.

Quest’anno, si capisce dalla lettera della Pillay, per evitare ogni ulteriore polemica su Israele si parlerà, almeno a livello istituzionale Onu, di migranti e di diritti dei medesimi spesso calpestati sia nei paesi di provenienza sia in quelli di approdo. Ma ormai il nome di Durban è maledetto nei secoli e per sempre legato all’antisemitismo di matrice arabo islamica (e alle manifestazioni che precedettero i fatti dell’11 settembre) e non saranno quattro belle parole messe lì all’ultimo momento a mutare questo stato delle cose.

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