Senza ideali si diventa tangentisti

By Redazione

settembre 15, 2011 politica

Ha detto Angelino Alfano che chi non crede nel PdL può tranquillamente mettersi da parte: «si metta a bordo campo e faccia giocare chi ci crede e ha voglia di vincere la partita… Non è nei momenti facili che si misurano gli attributi dei militanti e la voglia di combattere». E poi ancora, sempre secondo l’ex Guardasigilli ora segretario PdL, senza un credo «si diventa tangentisti, perché senza ideali alla fine si va dietro ai soldi».

Alfano, tutto sommato, ha ragione: oltre agli attacchi concentrici che provengono da opposizione, stampa nemica e parte di magistratura, si può sicuramente fare a meno delle incursioni di pidiellini in cerca di visibilità.

Però…c’è un però. Speriamo che anche il nuovo segretario non scambi ogni critica costruttiva, ogni contributo al dibattito interno ed ogni proposta “diversa”, per un attacco alla sua gestione o al partito perché sarebbe quanto meno necessario, prima di invitare qualcuno a mettersi ai bordi del campo, tracciare almeno le righe bianche che delimitano il ‘terreno di gioco’. Allo stato attuale, invece, ognuno sembra essere impegnato a giocare “la propria” partita: sarebbe forse più utile iniziare ad aprire il PdL alle idee e alle proposte e non semplicemente ai meri ‘sissignore’. A Roma, come nelle altre realtà territoriali, sarebbe più opportuno almeno individuare il campo dove disputare la partita. E forse solo a quel punto – dopo cioè avere rinnovato il partito, fatta una selezione degli organismi dirigenti e dei rappresentanti nelle Istituzioni, ed avere finalmente dato vita ad un programma politico chiaro e realizzabile (solo sul rispetto di esso e non sul mero concetto di partito può essere messo ‘a bordo campo l’eventuale ribelle) – si potrà iniziare a ragionare su chi eventualmente mettere a bordo campo perché non in grado di sotenere la fatica.

Fino a quel momento, in altri termini, ci sembra assai problematico mettere alla porta chicchessia anche perché – non è bello ma ci sembra legittimo ricordarlo – dalla porta di Forza Italia prima e del PdL poi sono stati talvolta fatti accedere figuri della peggior specie che ancor oggi sono lì dentro anche «senza ideali» e quindi potenzialmente “tangentisti”. Sarebbe quindi necessario rifondare ex novo il partito (facendolo gestire, magari, da soggetti che non abbiano già altri incarichi e che quindi possano dedicarsi, in via esclusiva e senza condizionamenti, al PdL) e, successivamente, richiamare gli iscritti al rispetto di regole e programmi: l’iter in senso contrario sarebbe deleterio già prima di prendere il via.

Dobbiamo infine riconoscere ad Alfano un merito: quello di aver invitato a combattere «la nostra battaglia sulla Rete, creiamo una Rete nella Rete» ha affermato l’ex ministro della Giustizia. E questo, per certi versi, era il concetto che, da queste colonne (e non solo), proponemmo lo scorso 23 maggio in tema di stampa libera («l’area liberale e di centrodestra si cominci a svegliare e tutte le sue parti inizino a dar vita ad una sorta di cartello per la (vera) libertà di esprimere giudizi, concetti o semplici opinioni» scrivemmo quattro mesi fa): speriamo che almeno stavolta, finalmente, qualcosa in questo senso si metta in moto.

da Giustizia Giusta

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