Da Francoforte a Chicago

By Redazione

settembre 15, 2011 Cultura

Assumiamo di essere dei supporter di una dottrina politica morta e sepolta. Una roba che puzza di morto solo a nominarla. Assumiamo poi di volerne riesumare il cadavere, nonostante lo stato di decomposizione avanzata in cui esso versa. Che la spiegazione si trovi in un’aberrante necrofilia di base o cieca ideologia poco conta. Ciò che ci preme è che questo atteggiamento solleverà critiche da ogni parte.

Corrado Ocone, nel suo articolo pubblicato mercoledì su Nota Politica (e originariamente su QDR Magazine), gioca d’anticipo e d’intelligenza (poichè oggi il calendario non segna il 1 Aprile). Questi avanza una tesi tanto bislacca da far rivoltare le tombe dei cimiteri di mezzo mondo così che, mentre procede alla riesumazione della sua salma preferita, pochi possano essere sopraffatti dall’olezzo di carne putrefatta che essa emana.

Onestamente, devo ammettere, è una genialata. Ocone riesce infatti a dire: “Il postmoderno […] si appalesa come un forte dispositivo teorico di supporto, o comunque funzionale, a un potere fondato su un’ideologia ben precisa […] quella della fine della politica […] e del connesso trionfo del potere economico-finanziario dei mercati.”

In altre parole: Derrida, Foucault, Habermas, Adorno e tutti quegli intellettuali di cui, francamente, nessuno ha mai sentito il bisogno, avrebbero alla fine giocato di sponda con Wall Street e Milton Friedman. Non ci è chiaro se il loro ruolo fosse degli utili idioti o, invece, se questi fossero parte integrante della grande cospirazione mercatista (Ocone non svela il mistero), ma ciò non importa più di tanto.

Poichè – per semplificare – destra e sinistra accademica sono tesi e antitesi, che, magari, devono la loro esistenza ontologica alla loro contrapposizione intrasoggettiva, ecco che la disputa non può che essere risolta con la sintesi. E quale sarebbe la sintesi? Semplice, secondo Ocone: il cadavere di cui sopra, che in questo caso è rappresentato dal socialismo liberale. Un Frankestein moderno che però, con le lenti analitiche di Ocone, ci appare bello come Brad Pitt, pure un po’ di più. Che poi il socialismo liberale sia anche la dottrina politica preferita da Ocone è uno di quei casi impossibili da spiegare – altra prova che nè l’oggettivismo di Milton Friedman nè l’inter-soggettivismo più radicale sono sufficienti a spiegare la realtà.

Questo mio articolo dovrebbe ora terminare con una contrapposizione ancora più assurda di quella proposta da Ocone (tipo che Leibniz è il dispositivo di supporto teorico ai Guru Josh Project). Ma non procederò in questa direzione: Ocone è infatti riuscito dove neppure le mie fantasie più macabre hanno osato.

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