In Serbia è Djokovic mania

By Redazione

settembre 14, 2011 Cultura

Djokovic è ormai imbattibile a tennis sul terreno veloce. Forse fra poco lo sarà anche su terra rossa. Quest’anno Federer ha salvato Nadal da una probabile umiliazione sul campo preferito dallo spagnolo, il Roland Garros parigino, fermando il serbo in semifinale dopo cinque set da fantascienza. E andando poi a perdere la finale ormai spompato dopo l’impresa.

Ma in tutte le altre finali disputate, Wimbledon compreso, Djokovic è stato “ingiocabile”, come si dice in gergo tennistico, per l’ex numero uno del mondo  spagnolo. E il Roland Garros 2011 potrebbe essere stato l’ultimo per Rafa, visto che il 2012 è l’anno in cui i bookmaker danno Djokovic come possibile vincitore di tutti e quattro gli slam, a cominciare dall’Australian open a inizio 2012. Lo danno a 26. Per capire come dal 2010 al 2011 l’universo tennistico sia cambiato vale il risultato nella finale dell’Us open: un anno fa fu Nadal a  vincere in quattro set per 6-4, 5-7, 6-4, 6-2, lunedì sera invece è stato il neo re di Serbia a punirlo sempre in quatroo partite, molto meno tirate di quelle dell’anno precedente, per 6-2, 6-4, 6-7, 6-1.

Il match è stato senza storia: semplicemente la palla di Djokovic è più veloce e profonda mentre le rotazioni di Nadal non superano la metà campo. E’ chiaro che quando il serbo mette i piedi dentro al terreno di gioco tira una pizza in un angolo che può essere rimandata di là solo per miracolo e non più di una volta. C’è stato gioco solo nel terzo set, vinto da Nadal al tie break dopo sforzi titanici. Ma mentre una volta quando lo spagnolo portava qualcuno al quarto set era quasi certo che ce ne sarebbe stato un quinto e che il vincitore sarebbe stato lui, stavolta Djokovic, dolorante alla schiena ma ancora in grado di sparare cannonate a ripetizione senza quasi mai sbagliare, lo ha travolto con un sei a uno che attualmente rappresenta esattamente i valori in campo.

Finito l’excurus tecnico tennistico, vale la pena di accennare al fatto che in Serbia sta nascendo il mito Nole, o la Novak mania. Tanto che qualcuno già vorrebbe che questo 24 enne entrasse in politica e diventasse il nuovo presidente, più che presentabile, della Serbia finalmente ammessa in Europa dopo il terribile incubo del conflitto nella ex Jugoslavia negli anni ’90 e la sofferta consegna dei criminali di guerra (che ancora molti vedono come patrioti) alla corte dell’Aja, gentaglia  come Milosevic, Mladic e Karadzic.

Un giochino un po’ pericoloso per un ragazzo che ama fare le imitazioni dei suoi amici tennisti su YouTube ma di certo non è pronto ad accettare una simile responsabilità. Eppure la stampa serba lo pompa. Anche con ironia: ‘Novak York’, titolava martedì  in grande a tutta prima pagina Sportski Zhurnal dopo il trionfo su Nadal agli Us Open. Fuori dal terreno di gioco, ‘Nole’ – come viene familiarmente chiamato nel suo paese – è un giovane simpatico e cordiale, che ama cantare e scherzare, e benchè sia per buona parte dell’anno in giro per il mondo è molto attaccato al suo paese, dove porta avanti con impegno e generosità varie attività benefiche a favore sopratutto dei bambini. Nato il 22 maggio 1987 a Belgrado, Novak Djokovic ha origini kosovare dal momento che suo padre e suo zio sono di Kosovska Mitrovica, la città del nord del Kosovo divisa in un settore serbo (parte nord) e uno albanese (parte sud), e della quale è originario anche Milos Krasic, il centrocampista d’attacco in forza alla Juventus. Da piccolo Djokovic visse anche a Zvecan (nord del Kosovo), dove di recente ha finanziato la costruzione di campi da tennis e ha fatto acquistare alcune ambulanze.

I genitori, il padre Srdjan e la madre Dijana, hanno avuto per una quindicina d’anni una pizzeria a Zlatibor, località sciistica sulle montagne della Serbia centroccidentale, e attualmente – con i fondi messi a disposizione dal figlio ormai molto ricco – hanno realizzato un centro sportivo, soprattutto di campi da tennis, lungo il Danubio a Belgrado. La famiglia Djokovic è inoltre proprietaria in Serbia di una catena di supermercati (Familia) e ristoranti (Novak).

I due fratelli più giovani, Marko e Djordje, giocano anch’essi a tennis con aspirazioni professionistiche. Appassionato di sci e calcio, Djokovic cominciò a giocare a tennis a quattro anni, e due anni dopo già si vedeva un campione affermando di voler arrivare a sbaragliare tutti con i colpi vincenti di Borg, Sampras e Agassi, i suoi idoli. “È il più grande talento tennistico che ho visto dopo Monika Seles”, disse quando il piccolo Novak aveva otto anni Jelena Gencic, campionessa indiscussa del tennis jugoslavo.

Il nuovo re del tennis mondiale – che in questo incredibile 2011 ha vinto dieci trofei prestigiosi, cioè  i titoli del Grande Slam a Melbourne, Wimbledon e Flushing Meadows, più i tornei Master a Indian Wells, Miami, Madrid, Roma, Montreal, Dubai e Belgrado – parla quattro lingue: oltre al serbo, italiano, inglese e tedesco. Djokovic è fidanzato dal 2006 con Jelena Ristic, una bella ragazza bionda che ha studiato economia a Milano e lavora attualmente a Montecarlo. Jelena, che lo segue ovunque, era anche ieri a New York a tifare per il suo Novak insieme allo zio di ‘Nole’, che proprio lunedì scorso festeggiava il suo compleanno. Un ragazzo semplice quindi che qualcuno vorrebbe cinicamente trasformare in una rock star al servizio dell’immagine della Serbia. In realtà lui è molto patriottico del suo e proprio il trionfo in Davis nel 2011 è stata la chiave di volta della propria crescita, oltre che i nuovi metodi di allenamento che lo hanno trasformato in un “responder” imbattibile e in un pallettaro di lusso che anche Nadal se lo sogna.

Se lo si fosse visto lunedì scorso in azione si sarebbe potuta apprezzare la sua potenza e la sua regolarità in campo: non solo non sbaglia mai, ma risponde più veloce di quanto lo si possa attaccare. Nadal serviva a 210 chilometri l’ora, lui rispondeva negli ultimi dieci centimetri di campo a 220. Battilo un po’, a uno così… Solo Federer lo mette in crisi perché ha una tattica di gioco ancora superiore. Peccato che avendo 30 anni semplicemente la pompa non gli regga facilmente per cinque o quattro set contro un simile bombardiere, specie sul veloce.

Su terra quest’anno King Roger è riuscito a batterlo, ma probabilmente sarà stata l’ultima volta. Infatti “l’impero tennistico del serbo” è solo all’inizio. E il suo 2011 è già stato paragonato al 1984 di John Mc Enroe, anno in cui l’americano fece come lui incetta di titoli e vittorie.  Oggi come oggi per battere Djokovic gli devi sparare con una 45 magnum in mezzo agli occhi. Se no non ce n’è per nessuno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *