Bossi salva Milanese

By Redazione

settembre 14, 2011 politica

Salvo, per ora. E per input di Umberto Bossi. La giunta per le autorizzazioni della Camera respinge con un solo voto di scarto l’arresto di Marco Milanese. Undici favorevoli (Pdl, Lega, Mario Pepe del Misto e Silvano Moffa di Popolo e territorio) e 10 contrari (Pd, Idv e Terzo Polo), viene approvata la proposta del relatore Fabio Gava del Pdl di non mandare in galera l’ex braccio destro di Giulio Tremonti. La palla passa all’aula di Montecitorio che mercoledì prossimo 22 settembre avrà l’ultima parola sul destino di Milanese, indagato dalla procura di Napoli, che ne chiedeva la custodia cautelare in carcere, per corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere.

In aula sarà di nuovo determinante l’atteggiamento leghista. Come accaduto in estate per l’altro parlamentare del Pdl Alfonso Papa, spedito in prigione, gran parte dei deputati lumbard – che fanno riferimento a Roberto Maroni – non voleva salvare Milanese. Ma nella serata di martedì ruggiva Bossi: non mi piace far arrestare la gente. E tutto cambiava. Di nuovo, i giochi interni al Carroccio sono fondamentali per i destini della maggioranza. E Milanese, fino all’altro ieri vicinissimo a Tremonti, trova il suo scudo. Ma in aula la partita sarà più sofferta. «Devo sentire ancora il gruppo», fa sapere Bossi a chi gli chiede che indicazioni darà per il voto del 22. Anche se «i miei mi dicono che è un po’ una forzatura», aggiunge a proposito della richiesta di custodia cautelare per Milanese. Ma poi, usando la proverbiale ambiguità chissà quanto voluta, che fa girare la testa a chi lo segue, il Senatur assicura: «Noi siamo sempre compatti».

Il problema, per la verità, non sta soltanto in quel che faranno i padani. Già impazza la polemica sul voto segreto, con le opposizioni che gridano ai quattro venti che non lo vogliono. Ma il voto segreto con tutta probabilità ci sarà. E allora i deputati leghisti potrebbero fare qualunque scelta. E non solo loro. Quel che è certo è che la libertà per l’ex segretario viveur è una bandiera inalberata da Bossi contro le tentazioni giustizialiste, sposate dai maroniani, che tornano a far presa nell’elettorato padano. Serve a far notare che, acciaccato quanto si vuole, nella Lega al momento comanda ancora lui.

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