Bari-Bruxelles sola andata

By Redazione

settembre 13, 2011 politica

“Vado a Bruxelles, rassicuro l’Europa e torno”. Un po’ come i bambini che, col pallone in mano, sgattaiolano via di casa mentre la mamma chiede loro dove corrano così in fretta. Silvio Berlusconi non ha voluto rinunciare alla sua visita lampo ai sacri palazzi dell’Unione dove, tra strette di mani, colloqui e imbarazzi di sorta, ha illustrato la manovra a Van Rompuy, Barroso e Buzek.

“Potrei dedicargli due minuti”, aveva sospirato quest’ultimo, in qualità di presidente del Parlamento Europeo, smentendo un poco infastidito che il viaggio di mister B fosse una “visita ufficiale”. “Non fuggo dai pm, ho solo aiutato una famiglia in difficoltà”, la rassicurazione per tutte le stagioni che il premier aveva già sfoderato per Lele Mora e Ruby. Non savio, nella conferenza stampa di Bruxelles, Silvio ha trovato il tempo per parlar (male) delle opposizioni nostrane e del loro attacco nei suoi confronti. Un comportamento “troppo italiano”, direbbe Stanis La Rochelle, celebre personaggio della serie tv Boris. Così come molto italiana si sta rivelando la commedia del “scappa ma prima o poi t’acchiappo” montata in questi giorni tra procura di Napoli e Palazzo Chigi, con la viva partecipazione di stampa e partiti.

Che il premier non potesse cavarsela con una semplice letterina (altrimenti detta ‘memoriale’) scritta a quattro mani con Ghedini, era noto a tutti a tal punto che il procuratore Giovandomenico Lepore è stato più che solerte nel richiamare a casa il figliol prodigo Berlusconi. “La memoria difensiva non basta ad evitare il faccia a faccia coi magistrati”, ha detto ai microfoni di Radio24, aggiungendo che “nessun cittadino si può sottrarre a suo piacimento all’esame da parte dei magistrati”. Quindi, no problem, “cercheremo un’altra data nei prossimi giorni”.

L’accompagnamento coatto, ventilato nelle ultime ore e ripreso a spron battuto dai giornali, si configura come un’eventualità piuttosto remota (dovrebbe passare al vaglio del Parlamento), buona comunque da strillare in prima pagina. Nel frattempo però il viaggio di Berlusconi ha aperto l’ennesimo fronte politico-giudiziario in un momento di particolare delicatezza per il Governo. E qui, nonostante la difesa d’ufficio, qualcuno nella maggioranza ha ragionato a bassa voce che “sì, forse sarebbe stato meglio accettare il faccia a faccia coi magistrati” onde evitare l’ennesima bomba pronta a far esplodere un calderone da cui, nelle ultime ore, riemergono i fumi dell’affaire Milanese-Gdf-Tremonti.

L’incontro coi magistrati sembra un passaggio obbligato per Berlusconi che comunque “è parte lesa, non indagato”, sottolinea Giovandomenico Lepore, pur consapevole del terreno scivoloso in cui i due ruoli potrebbero presto confondersi. “Se Berlusconi non ha nulla da nascondere deve farsi ascoltare dai magistrati”, chiosa la base azzurra mentre è proprio la strategia attendista del premier a indisporre le opposizioni (e non solo) che riscoprono il gusto di menare i fendenti su un tema già rodato come quello della giustizia. Il rischio è che, ben presente la scarsa tenuta di un garantismo puntualmente snobbato, si scateni l’ennesima caccia all’uomo in cui i ruoli di inquisitori e inquisito (o parte lesa?) vadano estremizzandosi a scapito della verità processuale. Una celebre sconosciuta.

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