Lo Smerdacase

By Redazione

settembre 12, 2011 politica

Una volta, quando il decoro di una famiglia doveva essere difeso tenendo lontani orecchie ed occhi indiscreti da certi piccoli (o, magari, grandi) segreti, coprendo miserie e cadute in fallo, ostentando agiatezza inesistenti, c’era sempre il rischio che un pargolo troppo loquace e buon osservatore, troppo disinvolto e socievole con gli estranei, rovinasse le cortine fumogene della discrezione degli adulti, chiacchierando più del dovuto. Era il piccolo sciagurato, “lo smerdacase”, rovina inconscia della reputazione famigliare. Termine volgaruccio, ma non privo di un’affettuosa indulgenza che sembrava voler sottolineare che quella mancanza di dignitosa riservatezza cui erano tenuti gli adulti era espressione di una sorta di non controllabile esigenza fisica propria dell’immaturità del caro, terribile angioletto chiacchieroncello.

Non era nemmeno una parola del molto naturalistico dialetto della povera gente (che aveva poco da nascondere). Credo, anzi, che le case piccolo borghesi fossero quelle che più rischiavano di essere “smerdate” da pargoli troppo ingenui (e da qualche rara troppo smaliziata servetta) e che il termine avesse licenza d’uso in quel ceto. Queste considerazioni filologiche andavo facendo leggendo l’ultimo impresa dell’ex “bocca della verità”, ex “chiave dei segreti della storia della Prima Repubblica”, ex “testis qualificatus” delle malefatte del Generale Mori: Massimo Ciancimino.

Ex + ex, + ex ,etc. etc., dopo quel primo scherzo che è andato a fare ai suoi “gerenti” della DIA di Palermo facendosi beccare con un documento fasullo da lui impasticciato per “mettere in mezzo” De Gennaro, proprio uno “che non s’ha da toccare” e combinando qualche altra cosetta che non abbiamo capito bene, che ha provocato l’intervento della Procura di Caltanissetta (quale è quell’art. del codice di procedura penale…?). Adesso l’ex “bocca della verità” torna alla ribalta della cronaca perché si fa intercettare mentre millanta (non so se tecnicamente il termine sia esatto) la sua onnipotenza di collaboratore  di giustizia che scorrazza per gli uffici della DIA ficcando il naso dove gli pare, “aprendo” il computer di Ingroia, offrendosi per trasportare denaro sporco fino a Milano viaggiando con la scorta, “che gli spetta” in quanto pentito… Certo, millanta. La verità la diceva solo quando accusava generali, senatori, etc. etc.

Anche i pargoletti “smerdacase” venivano redarguiti e, magari, sculacciati, come bugiardelli.
La verità la dicevano solo a mammà e papà. Ma, si sa…, i bambini… Ora chi sa quale Procura interverrà “smerdamenti causa” e chi sa come il Procuratore Nazionale Antimafia, riuscirà a comporre la questione “coordinando”, come è nei suoi poteri, e come fece, egregiamente, a quanto si dice,  l’altra volta. Ma il nome, benché ben noto, del magistrato Ingroia, tirato in ballo nelle millanterie intercettate del “pentito di papà suo”, ha fatto scattare una qualche rotella certamente pervertita del nostro vecchio cervellaccio. Di Ingroia si era fatto il nome, nientemeno, come del Sindaco di Palermo da eleggere nel 2012.

C’entra qualcosa?…. Bisognerebbe chiederlo a qualcuno che se ne intende. Se così fosse e il partito della legalità mandasse veramente Ingroia al Palazzo delle Aquile, oseremmo azzardare la proposta del nome di un Assessore per il suo staff: Ciancimino. All’informazione.

(da Giustizia Giusta)

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