La Cgil picchia da sola

By Redazione

settembre 12, 2011 politica

E’ un attacco a trecentosessanta gradi quello sferrato da Susanna Camusso, intervenuta a Roma il 6 settembre in occasione dello sciopero generale della CGIL, alla manovra economica varata dal Governo per ripianare il debito pubblico entro il 2013. “Quando si sceglie di colpire così duramente una parte del Paese – questo l’esordio del Segretario Generale della CGIL – si rompe il patto fondamentale tra il cittadino che paga le tasse e lo Stato che eroga i servizi; attaccare il lavoro pubblico significa attaccare le Istituzioni e il senso dello Stato”. Una durissima sferzata alla manovra Finanziaria, dunque, ma anche una risposta decisa al coro di critiche dei giorni scorsi nei confronti di uno sciopero giudicato “inutile” da Angeletti della UIL e addirittura “irresponsabile” da Sacconi, Cicchitto e dal presidente della Fiat John Elkann, che avevano sottolineato gli effetti negativi di uno sciopero in una fase economica così delicata.

Tanti i punti caldi toccati nei quasi quaranta minuti di intervento, a cominciare dallo strumento del Decreto Legge utilizzato dal Governo per approvare la Finanziaria più consistente dal 1992: “Non è mai esistita nella storia della nostra Repubblica una manovra di tale portata approvata per Decreto Legge, e che contenga oltretutto delle modifiche costituzionali come se fossero già state approvate”. Lapidaria la posizione riguardo al contestatissimo articolo 8 della manovra, finito sotto la lente d’ingrandimento dei sindacati perchè reo di aprire strada ai licenziamenti nei contratti aziendali: “Vìola non solo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma è anche incostituzionale e in contrasto con tutti i principi dell’uguaglianza sul lavoro”. Ancora più netta la critica della Camusso ai tagli degli Enti Locali e al Contributo di Solidarietà, veri cardini del provvedimento: “Nelle manovre che si sono succedute negli ultimi anni c’è sempre stata nel mirino una parte del lavoro del Paese, quella del lavoro pubblico. Tre anni fa è iniziata una campagna denigratoria contro il lavoro pubblico, ma vorremmo ricordare che questo è un servizio al Paese: impoverire una parte del Paese per proteggere una fetta di privilegiati significa rompere il patto tra i cittadini e le Istituzioni”. E ancora: “Si tassino le grandi ricchezze, si tassino le rendite e si tassino gli immobili; solo in questo modo si può immaginare una politica seria contro l’evasione fatta non solo di annunci”.

Colpiscono, a margine dell’intervento, i fischi della folla verso CISL e UIL che non hanno aderito allo sciopero; appare qui più chiara che mai la frattura tra la CGIL e gli altri sindacati, uniti nella critica alla manovra (lo stesso Bonanni ha ribadito più volte “sull’articolo 8 sto con la CGIL”) ma divisi da strategie incompatibili. La scelta di di manifestare senza bloccare il paese può essere facilmente interpretata come una mano tesa verso il governo per riuscire a strappare delle modifiche in extremis, anche perchè, secondo CISL e UIL, scioperare non porterebbe nulla di buono per perorare la causa del lavoratori e rischierebbe perfino di essere dannoso. Di diverso avviso è stata però la Camusso, imperturbabile e determinata durante tutta la road map, che ha sempre dichiarato che la vera irresponsabilità non  sarebbe stata scioperare ma approvare una manovra inadeguata, rimanendo così isolata tra i sindacati ma incassando l’appoggio del Segretario del PD Pierluigi Bersani e di Nichi Vendola. Sulla stessa lunghezza d’onda della Camusso anche l’ANCI, che in un documento parla di future “iniziative di protesta contro la manovra finanziaria del governo”, e il quotidiano “The Economist”, il quale prospetta una probabile depressione della domanda come inevitabile conseguenza dell’aumento dell’IVA. Il punto più importante in questo senso va però al Governo, che dopo aver raccolto il giudizio positivo di Trichet ha raggiunto l’obiettivo di garantire l’ulteriore acquisto di titoli italiani da parte della BCE in seguito all’approvazione della manovra.

Tirando le somme, il bilancio per la CGIL in questa circostanza rimane ambiguo. Se da un lato le ragioni della protesta, ben esposte dall’intervento della Camusso (parecchio distante dalla retorica della dirigenza Epifani) sembrano giustificare una mobilitazione massiccia, dall’altro il sindacato ha evitato accuratamente di analizzare la necessità di un intervento tempestivo. Se è vero che la Finanziaria messa in campo dal Governo Berlusconi è tutt’altro che inattaccabile, dall’altro si è reso necessario rispondere con rapidità a una crisi che è avanzata in modo preoccupante soprattutto perchè le misure più “dolorose” sono state procrastinate per troppo tempo; in altre parole,  c’è il serio rischio che rimandare ulteriormente questa manovra in nome dell’equità possa sortire degli effetti ben peggiori. E ancora, le proposte messe in campo dalla Camusso possono apparire condivisibili, ma non accorgersi che attualmente il Governo non gode del consenso necessario per realizzarle è fin troppo ingenuo (basti solo pensare al caos che genererebbe un ritorno dell’ICI). E ancora, al di là delle ragioni per uno sciopero, la scelta ostinata di scioperare senza le altre sigle sindacali ha portato a una mobilitazione un po’ sottotono nelle piazze. Seppure la Camusso ha mosso delle critiche pertinenti alla maggioranza senza dover per forza gettare fumo negli occhi ai manifestanti, di certo la strategia adottata per portare avanti le proprie battaglie non è stata un esempio di lungimiranza politica.

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