Fronde d’autunno

By Redazione

settembre 11, 2011 politica

La fronda a Bossi nella Lega continua a martellare duro. E colpisce nuora perché suocera intenda. Sulle colonne del Corriere della Sera il sindaco di Verona, Tosi, arruolato fin dalle prime ore nelle fila dei maroniani, ci va giù senza mezzi termini. Il problema dell’Italia e dell’efficacia dell’azione di governo è Berlusconi, che dovrebbe farsi da parte il più presto possibile, ben prima del 2013.

Un’intemerata a metà tra il colpo studiato e l’istintualità di un personaggio che va via via emergendo nello scenario politico nazionale. Tosi dice una cosa che Maroni non può dire, e che forse nemmeno desidera. Ma lo fa per ribadire e marcare una posizione radicalmente differente da quella di Bossi e dei suoi, per il quale l’unica alternativa politica praticabile oggi per le camicie verdi è un’alleanza incondizionata con il Cavaliere.

Maroni, pur non lavorando – per ora – ad uno scenario alternativo, ritiene che il prezzo che il Pdl debba pagare all’alleanza dovrebbe essere molto più sostanzioso. Immigrazione, sicurezza, enti locali sono solo tra i temi che il ministro dell’Interno, passata la buriana della manovra, vorrebbe rimettere al centro del programma di governo. Senza dimenticare il federalismo, ovviamente, né, tanto meno, che la parte di Lega che a lui fa capo, ha raggiunto la soglia massima di sopportazione rispetto alla via parlamentare di risoluzione delle beghe giudiziarie del premier.

Insieme a Maroni, grandi manovre anche da parte di Alemanno. “Ho chiesto ad Alfano di poter dialogare con il Terzo Polo”, ha dichiarato ieri il sindaco della capitale, atteggiandosi a bravo scolaretto che dà il contentino alla maestra. Ma il suo tentativo di creare una rete fra tutte le destre che con il Pdl non sono in rapporti idilliaci non sta passando inosservato.

Ha iniziato con Renata Polverini, il governatore del Lazio sempre più arroccata con i suoi fedelissimi nel fortino di via della Pisana (è arrivata a presentare dei propri candidati sindaci alle aamministrative di primavera, ottenendo anche risultati più che discreti). Nonostante le frizioni per le competenze di Roma capitale, i due hanno dato l’impressione di poter tessere le trame di una tela robusta.

E ha proseguito con Gianfranco Fini, che ha salutato quasi calorosamente a Mirabello, con il quale, dicono i bene informati,  il dialogo è iniziato già da tempo. Per il presidente della Camera è un’occasione di uscire da un isolamento che rischia di schiacciarlo, sia politicamente che elettoralmente.

Per Alemanno un ulteriore tassello di un mosaico che, se non sarà sufficiente a candidarsi per la leadership del partito, potrebbe costituire l’immagine di una solida e fortemente caratterizzata minoranza interna. E c’è da scommetterci che a Palazzo Grazioli la cosa aggrada assai poco.

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